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Durante un viaggio nel centro di Roma per andare a vedere al cinema Alien: Covenant (che recensisco qui!), ne ho approfittato per passare alle ricche bancarelle di piazza della Repubblica.
Il film mi ha molto deluso, invece sono contento di aver trovato questo vecchio numero della storica collana “I Grandi Western” (Longanesi & C.) diretta da Mario Monti.

Da questo romanzo è stato tratto il film La guerra di Johnson County (Johnson County War, 2002) di David S. Cass sr., con Tom Berenger, Luke Perry e Burt Reynolds.

La scheda di Uruk:

148. I cavalieri del giudizio (Riders of Judgment, 1957) di Frederick F. Manfred [30 giugno 1976] Traduzione di Giorgio Luxoro

La trama:

Cain Hammett era grande, grande nel corpo, nel cuore, nei sogni, nel’amore per la sua donna e per la sua terra. Desiderava la pace, ma voleva anche vendicare l’assassinio di suo padre e di suo fratello. Quando i “baroni” del bestiame invasero l’Wyoming, si vide costretto a combattere da solo contro un gruppo di uomini armati sino ai denti. Egli non accettò alcun compromesso o tregua, ma solo l’alternativa di vincere o morire.
Frederick F. Manfred, che collaborò alla stesura di un libro con Wallace Stevens, il più grande poeta americano contemporaneo, è tra quei pochi autori di western che aspirano con successo alle più alte qualità letterarie.

L’incipit:

Cain scendeva in mezzo alla nuvola che gravava sulla montagna. Era ancora molto più in alto della zona in cui cominciava il bosco. Era in sella a un cavallo alto e nero, Lonesome. Dietro lo Seguiva indolente Animai, il suo mulo grigio, attaccato alla coda di Lonesome.
Cain lasciava che fosse il cavallo a scegliere il cammino da seguire per scendere lungo il pendio. Ogni tanto i ferri di Lonesome a contatto con la roccia davano un suono metallico. Piano piano la nuvola si sfilacciava nell’aria chiara. Dalla groppa del cavallo Cain riusciva in alcuni punti a distinguere i diversi colori del terreno: ora roccia macchiata di muschio, ora roccia nuda, e poi un tappeto d’erba come spappolata dall’umido della neve.
All’improvviso, come se gli stesse camminando incontro, un pino solitario s’aprì un varco nella bruma. Il tronco appena visibile perdeva i rami superiori nella nebbia vagante.
Per essere agosto avanzato, l’aria era fredda. Cain si calcò il cappello in testa, facendo ripiegare le falde un po’ all’infuori. Strinse il fazzoletto Che portava al collo in cerca d’una sensazione di tepore. Rabbrividendo, mosse le spalle. L’incerata dell’impermeabile rispose con un piacevole fruscio. Incrociando le braccia, si diede alcuni colpi al corpo e continuò fin quando avvertì la punta delle dita che pizzicava sotto i guanti.
Anche se rapidi, i movimenti di Cain tradivano un che di scoordinato. Il suo volto aveva lineamenti irregolari, come se fosse stato solo abbozzato con qualche colpo d’accetta. I baffi neri e spioventi contribuivano a dare al viso una sfumatura color noce.

L’autore:

Frederick F. Manfred, nato il 6 gennaio 1912 nello Iowa, è, nel giudizio di molti critici autorevoli, lo scrittore più ricco di capacità narrative nel genere western. I premi da lui ricevuti, oltre che all’ambito riconoscimento del grande poeta Wallace Stevens, non si contano: laurea ad honorem dell’Università del Minnesota per due anni consecutivi, e cioè nel 1944 e nel 1945; mille dollari dall’Accademia Americana di Arti e Lettere nel 1945; nel 1948 altra laurea ad honorem all’Università del Minnesota; nel 1949, nel 1950 e nel 1952 altri riconoscimenti dalla Fondazione Andreas. Dal ’49 al ’51 fu chiamato a insegnare lettere nel Minnesota. Scrittore di vicende corali dallo stile avvincente e robusto, ha sempre presentato ai suoi lettori protagonisti e personaggi non solo perfetti per quanto riguarda la psicologia, ma aderentissimi ai tempi è agli ambienti descritti.

L.

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