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Durante un viaggio nel centro di Roma per andare a vedere al cinema Alien: Covenant (che recensisco qui!), ne ho approfittato per passare alle ricche bancarelle di piazza della Repubblica.
Il film mi ha molto deluso, invece sono contento di aver trovato questo vecchio numero della storica collana “I Grandi Autori Western” (Frontiera Edizioni).

La scheda di Uruk:

32. Apache Nero (Black Apache, 1976) di Clay Fisher (pseudonimo di Will Henry) [marzo 1983] Traduzione di Alessandro Zabini

Nota introduttiva:

Un eterogeneo drappello di emarginati, accomunati da un sogno disperato, compie un lungo e rischioso viaggio alla ricerca di un leggendario tesoro perduto; l’itinerario geografico si svolge parallelamente a quello psicologico dei personaggi, i quali di volta in volta manifestano o tradiscono sé stessi tramite il modo in cui affrontano una circostanza pericolosa.
Agenti in questo “classico” intreccio avventuroso, i personaggi unici e vivi di Apache Nero si battono contro la rinuncia e la disperazione alle quali la crudele civiltà dei bianchi vorrebbe sottometterli, e lottano individualmente per trovare e difendere una identità e uno scopo, una libertà e una serenità di vita.
Nel Canyon degli Spettri del Rio Naranjas buoni e cattivi troveranno responsi di vita e di morte. Tuttavia lo stile sogghignante di Clay Fisher, che mescola quasi sempre il dramma e l’umorismo, sembra suggerirci innanzitutto il bisogno di osservare sé stessi e gli altri dal punto di vista dell’humour e della satira, anche nelle situazioni tediosamente banali, semplicemente incresciose o mortalmente pericolose.
Un’ultima osservazione: in un vecchio romanzo di Gordon D. Shirreffs, – La Barranca, – si narrano le vicende di un gruppo di desperados che precede di diversi anni la spedizione di Flicker e Nunez alla ricerca del tesoro di El Naranjal. Ne La Barranca i moderni cercatori di tesori, troveranno numerosi ragguagli sulla leggenda dell’aranceto, altre informazioni circa gli Yaquis e le loro terre, e ulteriori indicazioni sull’ubicazione di El Naranjal.

Alessandro Zabini

L’incipit del Prologo:

La storia dell’Apache Nero è la storia di due uomini: il Sergente Flicker e Padre Nunez.
Entrambi appartenevano allo stesso memorabile genere di persone cui Shakespeare si riferì dichiarando che le loro buffonerie avrebbero fatto piangere gli angeli.
Flicker era un soldato Americano rinnegato, accusato di stupro, omicidio e diserzione. Nunez era un gobbo prete Messicano, spretato dalla Chiesa Cattolica per la sua grossolana ribellione alla norma religiosa. Entrambi fuggivano la legge per sottrarsi ad un processo. Per il militare, l’arresto avrebbe significato morire di fronte ad un plotone di esecuzione, mentre per il frate si trattava della possibilità di finire incarcerato a vita nella gabbia di ferro della scomunica. Ciascuno di loro era perfettamente consapevole del pericolo che correva; nessuno dei due era disposto a farsi catturare vivo.
Dio fece in modo che i loro sentieri si incrociassero.
Nunez intendeva costruire per gli Apaches ostili una chiesa alla quale nessun uomo bianco avrebbe potuto accedere, e voleva costruirla in Messico, nel cuore selvaggio della Sierra Madre Settentrionale. L’ordine dei Francescani glielo aveva assolutamente proibito, ma Nunez, essendo Nunez, ignorò assolutamente il divieto. Rapida giunse la risposta dei Francescani: resta dove sei, invieremo un comitato vescovile per arrestarti.
Nunez non attese.
Superò il muro della missione di Casas Grandes e parti alla ricerca dell’unico uomo che, egli sapeva, avrebbe potuto salvare lui e il suo sogno di una chiesa Apache.
Nunez stava cercando una leggenda.

L’autore:

Clay Fisher non è solo un famoso scrittore di romanzi Western; la sua caratteristica è, soprattutto, quella di essere uno dei più attenti studiosi della storia e delle leggende della Frontiera Americana. Nel 1961 il suo romanzo Niño, che tratta là vita di Apache Kid, ha vinto il Golden Spur dell’Associazione Scrittori Western Americani. Tre dei suoi libri sono stati portati sullo schermo: da The Tall Men (L’Agguato) fu tratto “Gli Implacabili” con Clarke Gable, regia di Raoul Walsh, 1955: da Yellowstone Kelly (Il Grande Uomo), fu fratto nel 1959 “La Guida Indiana” con Clint Walker, regia di Gordon Douglas; da Sante Fé Passage (non ancora tradotto in Italiano) fu tratto nel 1955 dal regista William Wintey il film “Satank, la Freccia che uccide”, con John Payne. I suoi romanzi seguono sempre una stessa traccia: sono infatti un abile intreccio di fictions su uno sfondo rigorosamente documentato, con personaggi veri o immaginari scavati a tutto tondo nei tratti e nella psicologia, che vivono e agiscono sempre in bilico tra storia e leggenda. In questa collana è stato pubblicato “Tempesta Rossa”.

L.

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