Tag

,

In attesa dell’arrivo, a giugno, del nuovo romanzo di Christan Jacq – Cleopatra, l’ultima regina d’Egitto – è il momento di viaggiare nei romanzi storici dedicati a questo personaggio.
Ecco dunque il settimo ed ultimo romanzo della saga “I Signori di Roma” di Colleen McCullough, edito come gli altri da Rizzoli.

La scheda di Uruk:

Cleopatra (Antony and Cleopatra, 2007) di Colleen McCullough [novembre 2007] Traduzione di Federica Aceto, Angelo Arecco, Giovanni Garbellini, Alessandra Petrelli, Alessandra Roccato, Marco Zonetti, Andrea Zucchetti e Roberta Zuppet

La trama:

Giulio Cesare è morto, e il suo testamento capovolge le sorti di Roma: l’erede designato a succedergli alla guida dell’Impero non è il valoroso Marco Antonio, come tutti si aspettavano, ma il giovane Ottaviano, condottiero scaltro e affascinante. A Marco Antonio non resta che giocare la sua ultima carta, la conquista del ricco regno dei Parti. Ma la campagna bellica si rivela più ardua del previsto, e una sola persona può salvare l’onore e la carriera di Marco Antonio: Cleopatra. La regina d’Egitto è favolosamente ricca. E ambiziosa. Ha avuto un figlio da Cesare e vuole vederlo sul trono di Roma. Tra lei e Marco Antonio nasce un’intesa strategica, e all’inizio la seduzione è solo parte del gioco. Ma l’attrazione tra i due è destinata a crescere irrefrenabile e a trasformarsi in amore. Un amore leggendario e travolgente, che rischia di distruggere in un solo colpo il potere, la ricchezza e la vita dei suoi protagonisti.
Con la consueta maestria, Colleen McCullough fa rivivere una delle vicende più appassionanti della Roma antica, trasformandola in un romanzo intenso in cui intrighi ed eroismi, disperazione e coraggio si stagliano nitidamente sullo sfondo di un’era mitica e crudele. La Storia stessa, vivida e convulsa, respira in queste pagine attraverso le voci dei grandi uomini e donne dell’antichità, che tornano a essere figure umane, fragili e appassionate.

L’incipit:

Quinto Dellio non era un uomo bellicoso né diventava un guerriero nell’ora della battaglia. Quando possibile, si concentrava su ciò che sapeva fare meglio, ossia dare ai suoi superiori consigli così discreti da indurli a credere di essere stati loro i veri autori dell’idea.
Dopo lo scontro di Filippi, durante il quale non si era distinto né aveva deluso i suoi comandanti, decise dunque di affiancare la sua scarna persona a Marco Antonio e partire per l’Oriente.
Scegliere Roma era del tutto impossibile, rifletté; significava sempre schierarsi da una parte o dall’altra nelle lotte violente e convulse tra uomini intenzionati a controllare – no, sii sincero, Quinto Dellio – intenzionati a
governare Roma. Dopo che Bruto, Cassio e gli altri avevano assassinato Cesare, tutti avevano immaginato che suo cugino Marco Antonio ne avrebbe ereditato il nome, la fortuna e gli svariati milioni di clientes. Ma che cosa aveva fatto Cesare? Aveva redatto un testamento che lasciava ogni cosa a Caio Ottavio, il suo pronipote di diciotto anni. In quel documento non aveva neppure menzionato Antonio, un colpo da cui quest’ultimo non si era mai davvero ripreso, sicuro com’era di essere destinato a sostituire Cesare. E, com’era prevedibile, non si era rassegnato a occupare il secondo posto. All’inizio, il giovane che ormai tutti chiamavano Ottaviano non l’aveva preoccupato; Antonio era un uomo nel fiore degli anni, un famoso generale dell’esercito e il capo di una numerosa fazione al Senato, mentre Ottaviano era un adolescente malaticcio, facile da schiacciare quanto la corazza di uno scarafaggio. Solo che non era andata a finire così, e Antonio non aveva saputo come affrontare un ragazzo scaltro e dal viso dolce che possedeva l’intelligenza e la saggezza di un settantenne.
Quasi tutta Roma aveva dato per scontato che Antonio, un famigerato spendaccione che aveva un disperato bisogno della fortuna di Cesare per saldare i suoi debiti, avesse partecipato alla congiura per eliminarlo, e la sua condotta dopo l’omicidio aveva solo rafforzato quella convinzione. Il generale non aveva fatto nulla per punire gli assassini; anzi, aveva quasi dato loro la piena protezione della legge. Ma Ottaviano, molto affezionato a Cesare, aveva pian piano eroso l’autorità di Antonio, costringendolo a metterli al bando. Come aveva fatto? Corrompendo buona parte delle legioni di Antonio affinché sposassero la sua causa, conquistando il popolo di Roma e rubando i trentamila talenti del fondo di guerra del suo prozio con tanta abilità che nessuno, nemmeno Antonio, era riuscito a dimostrarne la colpevolezza. Una volta ottenuti soldati e denaro, il giovane aveva obbligato il rivale ad accettarlo come suo pari. In seguito, Bruto e Cassio avevano tentato di prendere il potere; alleati precari, Antonio e Ottaviano avevano portato le loro legioni in Macedonia e si erano scontrati con le forze degli altri due a Filippi. Avevano ottenuto una grande vittoria che, tuttavia, non aveva risolto la dibattuta questione di chi avrebbe finito per governare come primo uomo di Roma, un re senza corona che mostrava una finta fedeltà alla venerata illusione secondo cui Roma era una repubblica, governata da una Camera alta, il Senato, e da diverse assemblee del popolo. Insieme, il Senato e il popolo di Roma:
senatus populusque romanus, SPQR.

L’autrice:

Colleen McCullough è nata in Australia, dove vive. È neurofisiologa, docente e ricercatrice alla Yale Medical School. Diventata celebre grazie all’indimenticabile Uccelli di rovo, ha scritto numerosi romanzi di successo, tra cui i recenti La casa degli angeli (2005) e Come la madre (2006). Inoltre autrice di un ciclo storico dedicato a Roma antica.

L.

– Ultimi post simili:

Annunci