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La Adelphi continua a portare in libreria i Dossiers de l’Agence O, racconti di Georges Simenon scritti nel 1938 e pubblicati su “Police-Roman” (Société Parisienne d’Edition) da aprile a novembre 1941, poi raccolti in volume nel 1943.
Ecco dunque per la prima volta in Italia La fioraia di Deauville e altri racconti.

Per una recensione rimando al blog Duecentopagine.

La scheda di Uruk:

La fioraia di Deauville e altri racconti (2017) di Georges Simenon [maggio 2017] Traduzione di Marina Di Leo
Le tre barche della caletta (Les trois bateaux de la calanque, da “Police-Roman” n. 134, 27 giugno 1941)
La fioraia di Deauville (La fleuriste de Deauville, da “Police-Roman” n. 137, 18 luglio 1941)
Il biglietto del metro (Le ticket de métro, da “Police-Roman” n. 140, 8 agosto 1941)
Émile a Bruxelles (Émile à Bruxelles, da “Police-Roman” n. 143, 29 agosto 1941)

La trama:

«Sui calzoncini corti la signorina Berthe, che a suo dire non aveva nient’altro da mettersi, aveva indossato quello che lei definiva un copricostume: una sorta di vestaglietta che la faceva apparire ancora più svestita, poiché era chiusa solo da un bottone sul davanti, all’altezza della vita, e i lembi si scostavano a ogni passo facendo risaltare le cosce nude.
«Insomma, uno strano posto e una strana atmosfera per un’inchiesta poliziesca! Non c’era niente che potesse evocare una sciagura. Eppure una giovane donna, che fino a due giorni prima si godeva l’estate mediterranea e prendeva la tintarella…».

L’incipit:

Il caso della caletta, come l’ha chiamato qualcuno, è forse l’unico che l’Agenzia O abbia seguito senza ricorrere ai suoi metodi abituali, metodi ormai noti a tutti.
Di solito, infatti, nella sede di Cité Bergère si lavorava per così dire in squadra, una squadra piuttosto ridotta, ma perfettamente coesa.
Innanzitutto c’era Torrence, ex ispettore della Polizia giudiziaria ed ex braccio destro del commissario Maigret, che ufficialmente ne era il capo. Sotto di lui, ora nei panni di fotografo, ora in quelli di impiegato, Émile, un giovanotto magro con i capelli rossi, che era il vero cervello dell’agenzia.
Infine Barbet, borseggiatore pentito, una sorta di unità mobile che si occupava dei pedinamenti e non ci pensava due volte a ispezionare le tasche dei pedinati.
Quanto alla signorina Berthe, la segretaria, di stanza negli uffici di Cité Bergère, il suo ruolo era abbastanza secondario perché faceva da collegamento tra loro quando tutti e tre erano in giro.
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L.

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