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Sulle bancarelle estive ho trovato questo numero della collana “I Gialli dello Schedario FBI” quand’era edita dalle Edizioni WAMP di Aldo Crudo.

L’illustrazione di copertina è firmata da Mario Caria.

La scheda di Uruk:

(Anno XVI) 84. Dadi e pupe, di Chen Morrison [15 giugno 1972] Versione italiana di Giovanni Ugo Simonelli

La trama:

Ragazzi! Arriva Chen Morrison. Il più simpatico agente federale degli Stati Uniti dal pugno e dal sorriso al napalm.
Le avventure di Chen sono seguite in America da milioni di lettori sia nella speciale serie che una casa editrice americana ne fa sia alla radio e alla televisione.
In questo «caso», che a tratti assume toni di schietto umorismo, c’è una delle più agguerrite gang di New York. C’è di mezzo un po’ di tutto; gioco clandestino, «pupe» e, ma solo per un verso, anche qualcosa di peggio.

L’incipit:

— Cognac spagnuolo e tira fuori una bottiglia nuova — dico al barman buttando sul banco un mezzo dollaro. — E una spremuta di mucca per il mio amico.
— Non temete che possa farvi acido? — dice il barman sfottente e guarda Bertie con commiserazione.
Peter che ha mangiato come un porcellino destinato ad un rapido macello per il soverchio ingrasso, gli risponde con un rutto piuttosto sonoro.
— Amico — dice poi appollaiandosi come meglio può sullo scomodo sgabello di fronte al banco di zinco. — Amico, con il latte ho evitato per circa trentacinque anni di aver la faccia che hai tu. Ti sei mai visto? Sembri una fetta di Gorgonzola molto verde. Fai proprio una cattiva impressione.
Detto questo si infila gli occhiali mettendoci un bel po’ prima di azzeccare tutte e due le orecchie per appoggiarci le staffe. E fissa il barista con la sua aria da professore severo che sconcerta chi non lo conosca a fondo.
Il barista mastica amaro ma non dice più nulla. Prende una bottiglia di Fundador e mesce a me un bel bicchierozzo con la spumatura alta. Il latte di Bertie lo appoggia sul banco con una certa emozione e quasi avesse paura di contaminarsi.
Lo ingozzo il mio beveraggio e chiedo il bis.
— Fammelo doppio — dico — o mi sciacqua nello stomaco.
Il bar è in una traversa di Broadway. Messo su benino e con molto gusto. Oltre al banco che è un poco in angolo ci saranno ancora una trentina di tavolini, alcuni dei quali divisi da separees. Penombra e fumo. Non tutti i tavoli sono occupati. Ma è ancora presto. Per la gente per bene, che sta a casa a mangiare e per il resto, per il quale, le dieci di sera sono appena l’alba.

L.

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