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Dallo scrigno di 80 romanzi di SAS, trovati questa estate 2016 su una bancarella fortunella, ecco questo numero di “Segretissimo” (Mondadori) risalente alla direzione Laura Grimaldi.
L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

606. SAS: appuntamento a Boris Gleb [SAS 33] (Rendez-vous à Boris Gleb, 1974) di Gérard de Villiers [10 luglio 1975] Traduzione di Bruno Just Lazzari

La trama:

Valeri Leonid Oganian ha lasciato Israele con tutta la famiglia per tornare nell’URSS. È un viaggio quanto meno particolare, dato che in genere questo tipo di viaggi viene fatto in senso contrario. Forse per questa stranezza, o forse perché Oganian è sospettato di essere qualcosa di più di un profugo che ha cambiato idea, gli israeliani gli danno la caccia. Anche la CIA è della partita, e vuole mettere le mani su Oganian prima degli altri. Spetta a Malko acciuffarlo, che nella missione ha al fianco la bella Mathilda Larsen, un’agente norvegese ingenua quanto puritana. L’azione, che ha inizio in Svezia, si sposta ben presto in Norvegia, al confine russo. Tra killer israeliani, agenti della CIA e del KGB e così via, la situazione si fa incandescente. A dar manforte a Malko arrivano i due famosi “bulldozer” della CIA, Chris Jones e Milton Brabeck. Per fortuna arriva anche Elko Krisantem, il fedele turco a tutta prova: in casi esplosivi come questo, l’unione fa veramente la forza. Se poi i nostri quattro moschettieri riusciranno a portare a termine la loro missione, ve lo dirà De Villiers, prendendovi per mano e accompagnandovi fino alla fine.

L’incipit:

Valeri Leonid Oganian sentì una stretta allo stomaco nell’udire che la porta del “Kaffè Kalinka” si apriva. Senza posare il cucchiaio, alzò gli occhi e vide entrare uno svedese alto, dai capelli grigi, in cerca di esotismo. Il russo si rilassò e inghiottì la cucchiaiata di “bortch”. Fece una smorfia. Era una zuppa rossastra di barbabietole dal sapore infame.
— È uno schifo — osservò, quasi lieto di ritrovare un pensiero banale.
Rika, sua moglie, seduta di fronte a lui, abbozzò un sorriso di conforto, anche se un po’ tirato, e con voce dolce disse:
— Presto potrai avere tutto il “bortch” che vorrai.
Lo fissava con occhi pieni di amore. Eppure Valeri Leonid Oganian, con il naso aquilino, gli occhi infossati e i capelli neri, eredità dei suoi antenati armeni, non aveva nulla del dongiovanni. Marika, la loro figlioletta coi capelli ricci, gli assomigliava. Aveva lo stesso mento volitivo. Il minuscolo ristorante era un’oasi di pace. Era l’unico ristorante russo della città. Per scoprirlo, bisognava inoltrarsi in Ostertängattan, una delle animate viuzze di Gamla Stan, l’isoletta su cui sorge il Palazzo Reale, cuore della vecchia Stoccolma. Vi si beveva birra alla spina e si mangiavano specialità vagamente russe. Le pareti dipinte in rosso scuro, coperte dalle opere di uno sconosciuto pittore polacco, la musica classica suonata in sordina e i piccoli paralumi rosa creavano un’atmosfera intima, rassicurante.

L’autore:

Nato a Parigi nel 1929 da una famiglia di militari con ascendenze aristocratiche, Gérard de Villiers inizia la carriera come giornalista, dopo essersi laureato in Scienze politiche. Nel 1965 scrive il primo romanzo con protagonista SAS, Sua Altezza Serenissima Malko Linge: SAS a Istanbul. Seguiranno 200 avventure di SAS, e De Villiers introdurrà nella spy story elementi di sesso e di violenza prima sconosciuti. L’autore è scomparso nel 2013.

L.

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