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La collana “I Classici del Giallo Mondadori” di giugno (n. 1397) presenta L’assassinio di mia zia, di Richard Hull.
Il romanzo è apparso in Italia unicamente nel 1993, come numero 2308 de “Il Giallo Mondadori”.

La scheda di Uruk:

1397. L’assassinio di mia zia (The Murder of My Aunt, 1946) di Richard Hull [giugno 2017] Traduzione di Marilena Caselli
Inoltre contiene il racconto:
Veneruso e lo scuoiato, di Diego Lama

La trama:

La tirannica Mildred Powell ha le ore contate. Almeno è ciò che si augura colui che l’ha presa di mira: suo nipote Edward, tanto viziato e indolente quanto determinato nei suoi propositi di aspirante assassino. Non troppo fortunato, tuttavia, considerando che la vittima predestinata scampa regolarmente ai suoi attentati. Con una perseveranza quasi diabolica l’inossidabile zia sopravvive allegramente a sabotaggi e trappole mortali. C’è di che far uscire di senno il povero Edward, disposto a tutto pur di sfuggire all’asfissiante controllo della sua carceriera. Lei tiene i cordoni della borsa e non perde occasione per umiliarlo, per ridicolizzare ogni sua minima debolezza. Che liberazione quando smetterà per sempre di tormentarlo! Il problema è riuscire appunto a liberarsene, con il rischio crescente di essere scoperto. E così, nell’amena località gallese che fa da cornice a machiavellici piani, andrà in scena la testimonianza inesorabile di un’ossessione votata alla rovina.

L’incipit:

Mia zia abita appena fuori della piccola e orribile città di Llwll. Ed è proprio quello il problema, in tutti i sensi.
Come può una persona dotata di buon senso abitare in un posto impronunciabile da qualsiasi cristiano? Io continuo a sostenere che “Llwll” è un nome impossibile. Uno gradirebbe cominciare dal principio, ma con Llwll non si può. Bisogna cominciare ancora prima dell’inizio, il che è ridicolo. Uno scrittore mi ha detto che due “ll” all’inizio di una parola vengono pronunciate come se fossero scritte “thl” con la “t” che non si sente quasi; ma certo mi pare un consiglio del tutto inutile e impraticabile. Un altro mi ha raccomandato di emettere un leggero schiocco con la parte posteriore della lingua, come se stessi per dire “cl”, ma l’impressione è che qualcuno me lo proibisca all’improvviso prendendomi per la gola. Io posso dire solo questo: se ogni volta che vi viene chiesto dove abitate siete costretti a prendervi per la gola e cominciate a schioccare la lingua, ciò non potrà che dare origine a commenti.
Ma anche dopo aver iniziato a pronunciare la parola, si incontrano ulteriori ostacoli. Naturalmente, la terza lettera non è una “w”, ma è più simile a una doppia “o” con una leggera traccia di “u”! Il punto esclamativo è mio, ma è assolutamente necessario, ve lo assicuro. Comunque, dopo esservi stretti la gola e aver sputacchiato leggermente, a questo punto potete tentare di affrontare le due “ll” finali e, almeno qui, dovreste andare sul sicuro. La pronuncia, neanche a dirlo, è “lth”. Che affare, per una parola di cinque lettere!

L’autore:

Richard Hull è lo pseudonimo dello scrittore inglese Richard Henry Sampson (1896-1973). Ufficiale di fanteria nella Prima guerra mondiale e consulente dell’Ammiragliato nella Seconda, si dedica negli anni Trenta alla narrativa poliziesca, arrivando a eccellere nel filone della inverted detective story, quella tipologia di intreccio in cui l’identità dell’assassino è nota dall’inizio. Nell’ultima fase della sua vita, pur cessando la produzione di gialli, prosegue l’attività nel settore quale membro del Detection Club.

L.

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