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Diciassettesimo appuntamento con il ciclo di antologie di “Segretissimo Special” (Mondadori) che presentano, in ordine cronologiche, tutte le avventure di Chance Renard, il Professionista, nato dalla penna di Stephen Gunn (Stefano Di Marino).

Le trame:

Avventura, azione, spionaggio, esotismo ed erotismo. Chance Renard, il Professionista. Agente di ventura, impegnato in ogni angolo del mondo in missioni impossibili contro nemici sempre più feroci, sempre più letali. Al suo fianco donne troppo belle e troppo pericolose. E una sola regola: nessuna regola. Tornano, a cadenza quadrimestrale, tutte le avventure del Professionista, a partire dalle origini e con romanzi inediti scritti appositamente per colmare le lacune nella storia di una vera leggenda di Segretissimo.

Masterspy – Davvero Lucifer è morto? Da Tangeri a Ceuta fino a una località sul Mar Nero improvvisamente insanguinata da una guerra tra bande rivali, il Professionista segue una traccia che può portarlo al suo nemico di sempre. Ma qualcosa non sembra quadrare. Chance intuisce la mano di una spia tra le più abili che abbia mai incontrato. Per fortuna c’è la bella Nadia ad aiutarlo nella giungla dei locali notturni della Romania.

La vendetta del Marsigliese – Il progetto di un’arma di distruzione di massa. È quel che potrebbe celarsi in un file trafugato da una hacker. In caccia da Papua Nuova Guinea alla California, da Praga ai monti Zagros, per Chance non sarà una missione come le altre. Soprattutto se un suo irriducibile avversario è pronto a tornare in campo. Ma non è l’unica vecchia conoscenza. La killer Ivelda Verdugo e lo sniper Russell Kane saranno al suo fianco per combattere contro gli spettri.

L’incipit di “Masterspy”

Petit Socco, o, come dicevano gli spagnoli, Socco Chico.
Chance Renard, il Professionista, ne aveva ricordi lontani, dei tempi d’esordio della sua carriera di agente freelance, poco dopo la sua burrascosa vicenda con i vertici della Legione Straniera che lo avevano accusato ingiustamente di un delitto non commesso. Era una spaccatura nella sua vita che il tempo aveva suturato come una cicatrice piena di noduli. Avrebbe lasciato per sempre il segno.
La piazza al centro della medina, la città vecchia, a pochi passi dal celebre Hotel Continental, manteneva però un fascino che per lui era irresistibile.
Era venuto in Marocco per verificare se un vecchio incubo, creduto morto e sepolto, fosse ancora vivo. In cuor suo sperava che fosse solo una leggenda oscura, anche se, in fondo, avrebbe voluto mettere la parola fine a una vicenda che lo aveva privato di un amico e, ancora una volta, benché per poco, aveva macchiato la sua immagine.
E certe questioni si risolvono solo con una pallottola in fronte.

L’incipit di “La vendetta del Marsigliese”

Cambiare tutto per non cambiare nulla.
Seduto a un tavolino del Diamond, Chance Renard sorseggiava birra Tsingtao fumando sigari aromatizzati al whisky. Dall’interno del locale, una casa da tè cinese arredata con draghi di cartapesta, paraventi in lacca e lumi di carta di riso, arrivavano le note di una canzone zuccherosa e l’odore del cibo cotto al vapore. Il calore di Port Moresby era deprimente almeno quanto il bizzarro effetto, sui muri delle case, delle macchie di buai, la noce da masticare che la gente sputava per strada. La prima impressione era che quel macilento avamposto del mondo civile all’estremo Sud di Papua Nuova Guinea fosse una città abituata a riti di violenza che lasciavano ovunque tracce di una sanguinaria crudeltà. Era un posto di frontiera, dove si fuggiva o quantomeno ci s’illudeva di farlo, pronti a salpare per l’ultima tappa di un viaggio che portava verso una destinazione oscura e arcana. Un luogo in cui il mondo finiva dov’era iniziato.
Chance posò il bicchiere e si lisciò i baffi lasciati crescere per aderire meglio al ruolo che aveva accettato. Dal tavolo raccolse un binocolo e scrutò la lattiginosa foschia che si perdeva al confine tra il mare e il cielo. Sopra i rumori della strada e gli schiamazzi del vicino mercato del pesce gli parve di udire il rombo di un aereo in avvicinamento. Un riflesso di sole strappò uno scintillio metallico su un’ala. Il volo da Singapore era in orario, l’uomo che doveva uccidere sarebbe approdato entro un’ora all’aeroporto Jackson, unica via d’accesso dal cielo a quella regione solo nominalmente amministrata dal governo australiano.

L’autore:

Stephen Gunn è lo pseudonimo di Stefano Di Marino, uno dei più prolifici scrittori di spionaggio e avventura italiani degli ultimi decenni. Nato nel 1961, ha viaggiato in Oriente e ancora vi trascorre parte del suo tempo. Oltre alla scrittura si interessa di arti marziali, pugilato, fotografia e cinema, soprattutto quello orientale al quale ha dedicato numerosi saggi. Ha esordito con il suo vero nome pubblicando Per il sangue versato, Sopravvivere alla notte, Lacrime di Drago (Mondadori). Ha usato per la prima volta lo pseudonimo Stephen Gunn per firmare i romanzi Pista cieca e L’ombra del corvo (Sperling). Poi, venti anni fa, è nata la serie dedicata a Chance Renard, il Professionista. Scrive per siti e riviste di settore. Su Wikipedia, Stefano Di Marino e il Professionista hanno due voci distinte con bibliografia aggiornata e commentata del personaggio. Per saperne di più sull’autore, sul Professionista e sul suo mondo, cercatelo su Facebook, la fan page di Chance Renard-Il Professionista ed ecco il blog.

L.

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