Arriva in edicola l’ennesima ristampa a colori di Diabolik (Astorina) e cedo alla mia passione per i “Numeri 1“.

L’incipit dell’Introduzione:

Il Re del Terrore

di Luca Raffaelli

Com’era diversa l’Italia degli anni Sessanta da quella di oggi.

Senza internet, senza nemmeno i computer e con i televisori in bianco e nero che trasmettevano i programmi di due soli canali Rai per qualche ora durante la giornata. I ragazzi giocavano per strada ed era un giorno di festa quando si aveva la possibilità di entrare in un cinema di prima visione.

E poi c’erano le edicole: un vero e proprio luna park pieno di passioni.

I fumetti abbondavano nei loro specifici scaffali, che si adattavano alle loro dimensioni. Poi, nel 1962, arrivò il Re del Terrore, Diabolik appunto, e gli edicolanti dovettero cominciare a mettere in mostra un altro formato che, nel giro di pochi mesi, avrebbe fatto furore. Piccolo, ma non così piccolo come la striscia. Un po’ più grande e soprattutto più resistente; tascabile, comunque. Per una lettura agile e comoda anche negli spazi ristretti di un treno. E con vignette sufficientemente leggibili anche per chi, non giovanissimo, non aveva la vista perfetta e doveva seguire situazioni e dialoghi controllando i sobbalzi di un vagone. Già perché le sorelle Angela e Luciana Giussani, è storia nota, inventarono Diabolik guardando i pendolari che prendevano il treno nella Stazione Nord di Milano, quella chiamata comunemente Stazione Cadorna.

Dunque le sorelle Giussani ricopiarono, senza conoscere affatto l’originale, l’idea che ha fatto trionfare il manga in Giappone: fumetti di piccolo formato per allietare tutti coloro che per lavoro dovevano spostarsi (e non a caso i manga hanno più pagine: gli spostamenti degli impiegati nipponici erano e sono più lunghi di quelli italiani). Ecco: negli anni Sessanta neanche del fumetto giapponese e dei cartoni televisivi nipponici (che in effetti sarebbero nati nel 1963) si sapeva nulla.

E poi cos’altro? Questo: la carta costava pochissimo, e così la stampa. Perlomeno costava pochissimo rispetto ad oggi. Ed ecco che le idee, anche per i fumetti, spesso partivano sull’onda dell’entusiasmo.

Oggi prima che un personaggio dei fumetti esca in edicola passano mesi (se non anni) di ripensamenti, studi grafici, bozze di soggetti e di sceneggiature, lunghe riflessioni sui nomi, eccetera eccetera.

Negli anni Sessanta non era così. Spesso si improvvisava, si usciva e poi si correggeva in corsa. Tanto la pubblicazione si poteva testare con un rischio economico che c’era comunque, ma calcolato e sostenibile. Ecco perché le sorelle Giussani fecero realizzare le prime storie del Re del Terrore a due fumettisti del tutto esordienti. Disegnatore del primo albo fu Angelo Zarcone, autore misterioso che realizzò nello stesso periodo un fumetto per l’editore Sansoni (che fu marito di Angela Giussani) e poi sparì nel nulla.

L.

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