Trovato su bancarella questo vecchio numero della collana “Opere di Edgar Rice Burroughs” diretta da Rolando Anzilotti, che nel 1972 la Giunti (Bemporad Marzocco) dedicò a ristampe da edicola in versione integrale di questi romanzi d’avventura.

Ricordo che sul mio blog “Il Zinefilo” sto curando un lungo ciclo dedicato a Tarzan al cinema.

La scheda di Uruk:

6. Tarzan l’indomabile (Tarzan the Untamed, 1920) di Edgar Rice Burroughs [31 maggio 1972] Traduzione di Marina Gradoli

L’incipit:

Il capitano Fritz Schneider procedeva faticosamente sotto le oscure volte della cupa foresta. Il sudore gli colava dal testone a forma di obice, ristagnando sulle mascelle prominenti e sul collo taurino. Il tenente gli marciava al fianco, mentre il sottotenente von Goss chiudeva la marcia, seguendo con un manipolo di ascari i provati e quasi esausti portatori che i soldati di colore, sull’esempio del loro ufficiale bianco, pungolavano con la punta acuminata delle baionette e col calcio ferrato dei fucili.
Non avendo portatori sotto mano, Schneider dava sfogo alla sua bile repressa su quello degli ascari che gli stava più vicino, ma con maggiore circospezione dal momento che i fucili di costoro erano carichi, e i tre bianchi si trovavano soli con loro nel cuore dell’Africa.
Metà della compagnia marciava davanti al capitano, l’altra metà dietro, così i pericoli della giungla selvaggia erano ridotti al minimo per lui. In testa alla colonna avanzavano barcollando due selvaggi nudi, assicurati l’uno all’altro per il collo con una catena. Costoro erano due fra le tante guide indigene forzosamente arruolate al servizio dell’esercito equatoriale tedesco. Sugli infelici infierivano gli ufficiali bianchi e i graduati indigeni.

L’autore:

Edgar Rice Burroughs nacque il 1° settembre 1875 a Chicago dove suo padre, un ex maggiore dell’’esercito nordista, aveva impiantato una produzione di liquori. Nelle varie scuole che frequentò da ragazzo non si distinse mai per il profitto; presentatosi all’esame di ammissione all’accademia militare di West Point fu respinto. Il suo sogno di gloria militare coltivato sin dall’infanzia lo indusse ad arruolarsi, falsificando la data di nascita, nel Settimo Cavalleria (quello già comandato dal famoso generale Custer) che operava contro gli Apaches in Arizona e nel New Mexico. Vi rimase solo un anno, perché il padre riuscì a fare annullare l’irregolare arruolamento.
Rientrato nella vita borghese, Edgar Rice Burroughs fece molti mestieri senza affermarsi od avere fortuna in alcuno: cowboy nell’Idaho, cercatore d’oro nell’Oregon, vigile urbano a Salt Lake City, agente di polizia ferroviaria, commesso viaggiatore, venditore di appunta-lapis, ecc.
Fu a Chicago nel 1911 che egli, nel disperato tentativo di arrotondare i magri guadagni con i quali sosteneva la famiglia (moglie e tre figli), cominciò a scrivere romanzi. La sua prima opera, A Princess of Mars (Sotto la luna di Marte) fu pubblicato dal periodico «All-Story Magazine» nel 1912. L’anno dopo sarà la volta di Tarzan of the Apes (Tarzan delle scimmie), che uscirà poi in volume nel 1914 e avrà un successo strepitoso.
Burroughs poté da allora dedicarsi pienamente alla sua professione di scrittore, pubblicando ben 91 romanzi di avventure e di fantasia, tra cui spiccano quelli del ciclo di Tarzan (26 volumi), del ciclo marziano di John Carter (11 volumi), del ciclo di Pellucidar (6 volumi).
Quando Edgar Rice Burroughs morì il 19 marzo 1950 a Encino, un sobborgo di Los Angeles, era ormai uno scrittore fortunato e famoso, tradotto in 32 lingue, paragonato a Giulio Verne e H.G. Wells. Le sue ceneri furono deposte in una tomba senza nome a Tarzana, la vicina cittadina intitolata all’eroe da lui preferito.

R.A. [Rolando Anzilotti]

L.

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