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Il trentacinquesimo numero della collana “Il Giallo Mondadori Sherlock”, la prima al mondo a far rivivere ogni mese le gesta del celebre detective, presenta questo luglio Sherlock Holmes. Indagine a New York per la signora Hudson, di Barry S. Brown.

La scheda di Uruk:

35. Sherlock Holmes. Indagine a New York per la signora Hudson (Mrs. Hudson in New York, 2015) di Barry S. Brown [luglio 2017] Traduzione di Mauro Boncompagni

La trama:

Al 221B di Baker Street risiede un famoso investigatore con il suo fedele compagno di avventure. O almeno, questo si crede comunemente, perché sotto quello stesso tetto abita un’altra persona dotata di un sopraffino talento per le indagini. È la signora Hudson, ufficialmente la padrona di casa della coppia Holmes & Watson, ma in realtà la mente occulta che si cela dietro tante imprese del suo celebre prestanome. Risolvere casi di omicidio è la sua passione. E proprio in uno di questi si imbatte giungendo in compagnia dei due inquilini sull’altra sponda dell’Atlantico per partecipare al matrimonio della nipote. Gravissime accuse pesano sul futuro sposo, che tentando di uccidere il finanziere J.P. Morgan avrebbe causato la morte di un suo collaboratore. Per scagionare il sospettato e salvare le nozze, toccherà alla signora Hudson guidare i suoi segugi lungo una pista che dai fastosi palazzi newyorkesi conduce agli ambienti delle scommesse sportive e della corruzione. Solo così, smascherando il vero colpevole, il terzetto potrà fare ritorno alla quiete e ai crimini di Londra.

L’incipit:

Alle quattro in punto, la signora Hudson entrò nel salotto che Holmes e Watson condividevano, posò il vassoio con il tè e le focaccine, versò una tazza per ognuno dei due uomini e annunciò che sarebbe partita per New York alla fine della settimana. Poi procedette a rispondere alla domanda che i due avevano pensato prima ancora di avere il tempo di formularla.
— Ho ricevuto una lettera da mia cugina Edna. È quella la cui figlia è a servizio in America. — Vedendo le loro espressioni vacue, procedette a spiegare. — Caroline. L’avete conosciuta quando faceva la cameriera dal signor Junius Morgan, l’americano che viveva a Knightsbridge. Il signor Junius voleva che Caroline restasse a servizio in famiglia dopo la sua morte, ed è per questo che lei ha trovato un posto nello staff del figlio del signor Junius, il signor J. Pierpont Morgan. In effetti, adesso è diventata la cameriera personale della signora Morgan. — La signora Hudson bevve un sorso di tè e fece una boccaccia che non aveva nulla a che vedere con il tè. — Certo, questo significa che dovrà restare in America per un po’.
Mentre Holmes spalmava una dose generosa di marmellata alle fragole su un angolo della sua focaccina, Watson fece una specie di smorfia a indicare che aveva capito. — Me la ricordo, Caroline. Se non mi sbaglio, era venuta in Baker Street in uno dei suoi giorni liberi, probabilmente cinque o sei anni fa. La ricordo come una giovane signora molto attraente, con una massa di riccioli scuri. Ma perché è così urgente che lei vada a trovarla? Spero che non sia finita in qualche guaio.

Extra:

Il volume è impreziosito dal saggio: La signora Hudson sotto i riflettori di Luigi Pachì:

«Nell’universo degli apocrifi sherlockiani abbiamo avuto modo di incontrare diversi personaggi canonici che di volta in volta sono tornati alla ribalta. Si pensi al dottor Watson, al professor Moriarty, il Napoleone del crimine, o a Irene Adler, colei che Sherlock Holmes definisce “la Donna”. Gli apocrifi abbondano di incontri con Mycroft, il fratello maggiore di Holmes, o con i vari uomini di Scotland Yard, in primis l’ispettore Lestrade, l’ometto dal muso da topo e dalla carnagione olivastra. In questa collana abbiamo incontrato nuovamente anche altri personaggi canonici, come Beryl Stapleton, divenuta la Vedova del Dartmoor e conosciuta per la prima volta nel romanzo di Arthur Conan Doyle Il mastino dei Baskerville. Persino Wiggins, capo degli Irregolari di Baker Street, ha fatto più volte la sua comparsa, così come Mary Morstan, moglie di Watson, e Henry Stamford, suo collega, o il dottor Mortimer, Henry Baskerville e Laura Lyons…»

E il saggio I dodici apocrifi: the Exploits of Sherlock Holmes di Luca Sartori:

«È risaputo che gli holmesiani, per lo meno quelli che stanno al Grande Gioco senza alcuna remora intellettuale, sono affezionati ai feticci linguistici e a certe definizioni ormai scolpite nell’immaginario marmoreo dei cultori, e pertanto il titolo di questo breve articolo, prendendo spunto dal gergo teologico generosamente prestato al profano da Ronald Knox, non poteva che essere “I dodici apocrifi” e va a far buona compagnia al concetto di Sacro Canone. Prima di addentrarmi nel fitto intrico di aneddoti e disamine inerenti i dodici racconti apocrifi scritti a quattro mani da Adrian Conan Doyle e John Dickson Carr, però, è necessario tracciare un breve profilo biografico degli autori, una strana coppia formata da due personaggi che si somigliavano come il giorno e la notte.»

L.

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