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La Longanesi va a ripescare un romanzo di Andy McNab che aveva già presentato nel 2006.

La scheda di Uruk:

Buio profondo (Deep Black, 2004) di Andy McNab [giugno 2017] Traduzione di Isabella Ragazzi e Stefano Tettamanti

La trama:

I vecchi soldati non scordano mai. E la memoria di Nick Stone, ex SAS, agente K agli ordini del machiavellico George, è infestata dai fantasmi. Quello della figlioccia Kelly, morta durante l’ultima missione, e quello di Žina, una ragazzina che non ha potuto salvare in Bosnia. A distanza di tanti anni, il ricordo di quella morte atroce riaffiora, e Nick decide di uscire da quel mondo di inganni e di morte. Ma niente è semplice come sembra e, se lui vuole dimenticare, altri non vogliono dimenticare lui. Avvicinato da Jerry, un vecchio amico giornalista che non conosce la sua reale attività, Nick si trova catapultato in piena Baghdad alla ricerca di una nuova speranza di pace. Hašan Nuhanović potrebbe essere una voce di tolleranza contro ogni estremismo, e fotografarlo per Jerry significherebbe mettere a segno un colpo eccezionale. Nick, che ha visto Nuhanović salvare alcune ragazze destinate a morte certa in Bosnia, vuol parlare con questo nuovo profeta per capire se dietro tanta violenza esiste ancora una speranza. Ma Nuhanović è un bersaglio per troppi: estremisti, trafficanti di donne bosniaci, persino i servizi segreti occidentali, e Nick si ritrova al centro di un’operazione «nera» che, secondo la spietata regola dei servizi segreti, deve chiudersi nel sangue.
Mai come in questo romanzo McNab riesce a ricreare angosce di soldati e uomini comuni fondendoli in un unico, avvincente intrigo. L’Iraq fotografato di queste pagine ha il sapore di un reportage in presa diretta, un’avventura spesso paradossale, sempre pericolosa, in cui il lettore corre tra le insidie del coprifuoco insieme al protagonista, sino a scoprire la più dura delle verità.

L’incipit:

Dal mio punto di osservazione nascosto, il fondovalle assomigliava alla terra di nessuno durante la battaglia della Somme nel 1916: ettari di fango torturati dai cingoli dei carri armati e dei mezzi pesanti, crateri di mortai gonfi d’acqua putrida. Qua e là la mano di un cadavere protesa verso il cielo in cerca di un soccorso mai arrivato.
Era una giornata grigia, deprimente ma non ancora gelida, anche se il freddo si faceva sentire e, negli ultimi tre giorni, mi aveva quasi privato del tutto del calore corporeo. Nonostante ciò, potevo considerarmi più fortunato dei cadaveri sparsi un po’ ovunque e semisepolti dal fango. A giudicare dallo stato di decomposizione, alcuni dovevano essere lì dall’estate.
Mi trovavo circa cento chilometri a nord di Sarajevo, sprofondato tra gli alberi ai piedi di una montagna. Il mio nascondiglio era ricavato di fronte ai resti di una fabbrica di cemento dall’altro lato della valletta. A duecentodiciassette metri, per la precisione. I proprietari avevano un problema: era una fabbrica musulmana. I carri armati serbi avevano abbattuto da tempo la recinzione perimetrale e la ferocia dei combattimenti non aveva risparmiato nessuna sezione del complesso. Quasi tutto era ridotto a un cumulo di macerie. Una struttura di due piani, con ogni probabilità la palazzina degli uffici, si reggeva in piedi a stento, pesantemente lesionata dai colpi dell’artiglieria e dei proiettili vaganti di calibro minore. I segni delle bruciature incorniciavano di nero i buchi che un tempo erano le finestre.
Attraverso il microbinocolo avevo contato trenta, forse quaranta militari serbi e, a quanto potevo vedere, avevano freddo ed erano furiosi almeno quanto me. Da un edificio vicino si alzò una nuvola di fumo che andò a mescolarsi con i gas di scarico dei diesel: un paio dei ragazzi di Mladić che mettevano in moto i veicoli per scaldarsi all’interno della cabina.

L’autore:

Andy McNab, pseudonimo dietro il quale l’autore si nasconde per motivi di sicurezza, è entrato nel SAS nel 1984 e da allora ha partecipato a operazioni in ogni parte del mondo, fino al 1993, quando ha cominciato a scrivere, dapprima raccontando le sue esperienze di soldato in Pattuglia Bravo Two Zero e Azione immediata, poi dedicandosi alla narrativa di azione. Con Controllo a distanza, suo primo romanzo e grande successo internazionale, ha regalato agli appassionati del genere un nuovo eroe: Nick Stone. Alla serie di Nick Stone appartengono anche: Crisi quattro, Fuoco di copertura, Bersaglio in movimento, Sotto tiro, Nome in codice: Dark Winter, Buio profondo, Lo sterminatore, Contraccolpo, Fuoco incrociato, Forza bruta, Ferita letale, Ora Zero, Punto di contatto e Silencer. Longanesi ha pubblicato anche Plotone Sette, sulle esperienze dell’autore nei SAS. Con Robert Rigby ha scritto Il ragazzo soldato. Tutti i suoi libri sono pubblicati in Italia da Longanesi.

L.

 

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