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Le bancarelle di questa Estate 2017 mi fanno trovare una splendida antologia di racconti dell’orrore di Stevenson, in una deliziosa edizione della “Classici BEN – Biblioteca Economica Newton” (Newton Compton).

La scheda di Uruk:

96. Il Dr. Jekyll e Mr. Hyde e altri racconti dell’orrore, di Robert Louis Stevenson [25 luglio 1996]
Introduzione, di Riccardo Reim
Premessa, di Vieri Razzini
Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde (The Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde, 1886) Traduzione di Vieri Razzini
Il ladro di cadaveri (The Body Snatcher, da “The Pall Mall Magazine”, Natale 1884) Traduzione di Massimiliana Brioschi
Janet la storta (Thrawn Janet, da “The Cornhill Magazine”, ottobre 1881) Traduzione di Riccardo Reim
I Merry Men (The Merry Men, da “The Cornhill Magazine”, giugno-luglio 1882) Traduzione di Riccardo Reim
Olalla (Olalla, da “Court and Society Review”, Natale1885) Traduzione di Riccardo Reim
Il Diavolo nella bottiglia (The Bottle Imp, da “New York Herald”, dall’8 febbraio al 1° marzo 1891) Traduzione di Gianni Pilo

La trama:

Jekyll/Hyde è il personaggio più inquietante uscito dalla penna di Stevenson: oltre alla sua opera più celebre, vengono qui proposti alcuni racconti “notturni”, eccellenti esempi di quel “realismo irreale” in cui lo scrittore seppe dare il meglio di sé. Brevi capolavori dalle macabre, stregate atmosfere, carichi di misteriose tensioni dove l’orrore e il mistero vengono resi quasi palpabili attraverso una serie di minimi particolari: gli occhi crudeli e ammalianti della donna del ritratto in Olalla; l’angoscioso inseguimento sulla spiaggia con cui si conclude I Merry Men; la pioggia scrosciante che fa sinistramente affiorare il corpo nel sacco nel Ladro di cadaveri; il sottile «filo di lana ritorta» appeso a un chiodo da cui penzola, assurdamente, il cadavere deforme della vecchia in Janet la storta. Suggestioni narrative in cui si manifesta l’arte straordinaria dell’autore che, forse più di ogni altro, seppe caricare di moderne inquietudini la grande tradizione del romanzo “gotico”.

L’incipit:

L’avvocato Utterson era un uomo dall’aspetto ispido e rude, mai illuminato da un sorriso; freddo, scarno e imbarazzato nel parlare; guardingo nei sentimenti; magro, lungo, polveroso, tetro, eppure in qualche modo amabile. Nelle riunioni di amici, e quando il vino, era di suo gusto, gli si accendeva negli occhi qualcosa di straordinariamente umano; qualcosa che in verità non trovava mai la via della parola e si esprimeva invece non solo in quei silenziosi segni del volto, dopo una cena, ma più spesso e chiaramente negli atti della sua vita. Con se stesso era austero; quando era solo beveva gin per mortificare la sua inclinazione ai vini d’annata; e benché amasse il teatro aveva smesso di andarvi ormai da vent’anni. Era però assai tollerante con gli altri, e talvolta restava colpito, quasi con invidia, dalla prorompente vitalità che gli uomini mettevano nel compiere i loro delitti; e in ogni occasione incline ad aiutare piuttosto che a biasimare.
«Sono incline all’eresia di Caino», usava dire argutamente. «Lascio che mio fratello se ne vada al diavolo per i fatti suoi.» Con un simile carattere gli capitava spesso di essere l’ultimo conoscente degno di stima e l’ultima persona di influenza positiva nella vita di uomini caduti nel male. A costoro, finché continuavano a frequentare la sua casa, non faceva mai sentire il minimo cambiamento di modi nei loro riguardi.

L.

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