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Le bancarelle estive 2017 regalano quest’avventura d’annata di un eroe frizzante ormai dimenticato.
L’illustrazione di copertina è come sempre firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

304. Riuscirà Matt Helm a salvare la figlia di tanta madre? [Matt Helm 8] (The Ravagers, 1964) di Donald Hamilton [25 settembre 1969] Traduzione di Bruno Just Lazzari
– Inoltre contiene il saggio Anatomia di OS 117, di Salvatore di Rosa
Inoltre contiene la prima puntata del romanzo Nel segno della svastica, di Vernon Hoor

La trama:

È una vicenda alla Matt Helm. Folle, giocata sul ritmo dell’assurdo. Un romanzo nel quale le donne non mancano mai: belle, pericolose, pronte a tutto pur di arrivare allo scopo. Donne che sono – capita a volte – anche madre e figlia. La madre è una persona decisa, dotata di fascino e ben disposta a sfruttarlo con Matt. La figlia non è proprio una ragazzina calma ed è tenuta in ostaggio perché il padre è uno scienziato molto importante i cui studi fan gola a un autentico esercito di agenti segreti: ce n’è per tutti i gusti e per tutti i colori politici. Ma è uno solo l’agente col jolly e non può essere che l’affascinante, scavezzacollo, l’atletico Matt Helm cui piace il rischio e l’avventura, sempre però che sia condita dal piccante del sesso; l’uomo cui va a genio l’imprevisto che in questo nuovo volume di Donald Hamilton è sparso a manciate.

L’incipit:

Era stato trattato con l’acido. Non è mai piacevole incappare in una carognata del genere, anche quando, più o meno, ci si aspetta di trovare qualcosa di lercio, come in questo caso.
Poiché uno dei nostri uomini non aveva telefonato all’ora stabilita, mi avevano strappato da un’altra missione, poco distante… sì, insomma, a soli ottocento chilometri a sud, nelle Montagne Nere del Sud-Dakota, e mi avevano scaraventato a nord, perché mi mettessi a indagare.
Varcata la frontiera canadese parecchie ore dopo il tramonto, avevo trovato subito il motel che mi era stato indicato. Si chiamava “Pioniere”, nella città di Regina, come previsto, nella provincia canadese di Saskatchewan. Avevo bussato alla porta nel modo stabilito, ma non avevo ottenuto risposta.
In conformità alle istruzioni ricevute, avevo allora forzato la serratura con un frammento di materia plastica mascherata da carta di credito. Poi, ero sgusciato nella stanza e avevo atteso a lungo, al buio, tanto per evitare che qualcuno mi piombasse addosso o mi sparasse.
Nessuno si era fatto vivo. Non udendo nella stanza né un respiro né un movimento, avevo acceso la luce. E lo avevo trovato, disteso sul pavimento, ai piedi del letto.

L.

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