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Schedo questo vecchio Giallo dell’epoca di Laura Grimaldi, prima di darlo via.
L’illustrazione di copertina come sempre è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1821. Perché uccidere Patience? [Sir Henry Merrivale 15] (He Wouldn’t Kill Patience, 1944) di Carter Dickson (John Dickson Carr) [25 dicembre 1983] Traduzione di A.M. Francavilla
Inoltre contiene:
[Servizi Speciali] Dossier John Dickson Carr (prima parte)
* Carr e il mistero della camera chiusa, di Mauro Boncompagni
* Carr e il gotico, di Robert C. Sonaglia
* Carr e il fantastico, di Giuseppe Lippi
* Carr e il romanzo storico, di Mauro Boncompagni
Inoltre contiene il racconto:
Potevo ucciderti (I Could Kill You, da “EQMM“, ottobre 1983) di Richard Roesberg

La trama:

Antichi teatri percorsi da fremiti e scricchiolii, sale illuminate da bagliori lividi, una Londra immersa nel buio, uno zoo popolato da animali inquietanti. E un delitto che appare perfetto: un cadavere in una camera chiusa, anzi, addirittura sigillata, in modo che dall’interno non possa uscire neanche uno spiffero. I personaggi sono esemplari dell’inventiva di John Dickson Carr (che qui si firma Carter Dickson): due illusionisti, uno strano mondo di «amici degli animali» e, naturalmente, lui, il Vecchio, sir Henry Merrivale, deciso a dimostrare che le sue «grandi» cellule grigie sono in grado di esprimere analisi e raziocinio.

L’incipit:

Il loro romanzo – se così si può chiamare – cominciò nel padiglione dei rettili ai giardini zoologici Royal Albert.
Il vecchio Mike Parsons fu testimone dello storico inizio, e la cosa lo colpì tanto da farlo restare imbambolato. Nella lunga storia del Royal Albert, nei giardini di Kensington, non si era registrato un così dannato trambusto da quando Jezebel la tigre era quasi uscita dalla sua gabbia in un bell’autunno di tanti anni prima.
Non che Mike Parsons fosse personalmente molto contrario al trambusto; ma era misantropo. Faceva il guardiano lì da parecchio tempo. Odiava lo zoo, odiava gli animali, odiava praticamente qualsiasi altra cosa.
Quando i ragazzini ridevano ai pinguini o chiacchieravano con gli orsi polari o si aggiravano a occhi spalancati intorno alla gabbia dei leoni, Mike li guardava disgustato. Cosa ci trovassero di divertente proprio non lo capiva. In tempo di pace già la faccenda era abbastanza insopportabile; ma ora che stava cominciando la guerra…
Il padiglione dei rettili, orgoglio del Royal Albert, era un po’ meglio.
Appena un tantino meglio. Non che a Mike piacessero i rettili o gl’insetti o i coccodrilli sotto il famoso pavimento di vetro; ma lui con quelle bestie si sentiva in sintonia, se così si può dire, sentiva con loro una specie di affinità spirituale. Certe volte si fermava davanti al reparto a vetri che conteneva il serpente a sonagli e considerava meditabondo la bestia, che gli restituiva lo sguardo senza battere le palpebre e con la lingua filiforme che dardeggiava dentro e fuori dalla bocca.

L.

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