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Il 1982 è l’anno dell’apice e dell’immediata caduta della visione editoriale di Marco Tropea: proprio quando stavano crollando due delle sue collane di romanzi d’azione da edicola – FLASH e Cerchiorosso – ha provato a creare la collana aperiodica “Biblioteca dell’Avventura”, morta anch’essa in questo fatidico 1982.
Di quell’esperimento ci rimane una manciata di rarissimi romanzi con copertina di Oliviero Berni, come questo supplemento a “Segretissimo” n. 925.

La scheda di Uruk:

Il prezzo del potere (Bahama Crisis, 1980) di Desmond Bagley [ottobre 1981] Traduzione di Guido Zurlino

La trama:

Chi dice Tom Mangan dice lussuosi alberghi, aperti sulle più belle spiagge delle Bahama. Sabbie impalpabili, acque limpide e pesca d’alto mare: un paradiso per turisti, che gli frutta ogni anno parecchi milioni di dollari. Il futuro di Tom sembra ancor più radioso dopo che il suo ricchissimo amico Bill Cunningham decide di investire una fortuna in nuovi progetti turistici. Ma quello che pareva il periodo più felice nella vita di Tom Mangan si tramuta in un’allucinante serie di sciagure. Una tragedia famigliare, quindi una grandine di disastri: inspiegabili incidenti mortali, epidemie misteriose, sabotaggi. E i turisti, naturalmente, cominciano a fuggire. È solo un séguito di sfortunate coincidenze? Oppure, come Tom comincia a sospettare, è un complotto per rovinarlo? C’è qualcosa di ancor più orribile nella catena di violenze che si abbatte sulle isole e che porta il segno di un uomo onnipresente e imprendibile, un uomo che Tom Mangan deve uccidere, se non vorrà pagare con la vita il prezzo del potere.

L’incipit:

Mi chiamo Tom Mangan e sono originario delle Bahama… un bahamense bianco. Questo fatto provocava spesso commenti quando studiavo a Cambridge; è sorprendente come persone che si presumono istruite possano essere male informate a proposito delle mie isole natali. Dicevano che non potevo essere delle Bahama perché tutti i bahamensi sono neri; che le Bahama si trovano nel Mar dei Caraibi, il che non è vero; oppure le confondevano con le Bermude o addirittura con Barbados. Per questi motivi, ed anche perché la comprensione della natura geografica e politica delle Bahama è indispensabile alla mia storia, sento la necessità di fornirne una descrizione e accennare brevemente alle vicissitudini della mia famiglia.
Le Bahama formano una sorta di catena che parte da una cinquantina di miglia al largo della Florida e, stendendosi verso sud-est per un arco di cinquecento miglia, si avvicina alle coste di Cuba. Sono circa settecento isole (chiamate localmente
cays) e duemila isolotti. Il nome deriva dallo spagnolo baja mar, che significa “mare basso”.
Io discendo da uno dei sudditi fedeli alla corona britannica che combatterono la Guerra americana di Indipendenza. Sorprendentemente sono pochi a sapere che in quella guerra furono più gli americani che combatterono dalla parte degli inglesi piuttosto che al comando dei generali ribelli, e che la vittoria scaturì più a causa dell’incompetenza britannica che per una superiorità di George Washington. Ad ogni modo, gli inglesi furono sconfitti e nacque la nazione americana.

L’autore:

Cinquantott’anni, barba sale-e-pepe e occhiali spessi, statura inferiore alla media e costituzione minuta, buona propensione per il bicchiere di whisky, l’inglese Desmond Bagley è fra gli scrittori più venduti del mondo.
Dalla pubblicazione del suo primo romanzo, nel 1963, non solo si è costruita una reputazione che lo pone ai vertici del genere thriller, ma è anche arrivato all’invidiabile totale di venti milioni di copie vendute in una ventina di paesi. E con solo dodici romanzi pubblicati. Tra questi ricordiamo La trappola della libertà e Un uomo da spendere, usciti nella collana Mondadori “I classici dello spionaggio” e Uno straniero a Fort Farrell, in quella dei “Libri dell’avventura”.

L.

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