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In queste ricche bancarelle dell’Estate 2017 ecco una novelization fresca fresca.

La scheda di Uruk:

Hoffa: santo o mafioso? (Hoffa, 1992) di Ken Englade [“Pandora” n. 677, Sperling & Kupfer, ottobre 1993] Traduzione di Giorgio Arduin
– dalla sceneggiatura di David Mamet per il film omonimo di Danny DeVito, con Jack Nicholson, Danny DeVito

La trama:

In un libro dallo stile diretto, a volte crudo come la vicenda che racconta, la storia del sindacalista più famoso d’America, Jimmy Hoffa: l’ascesa, i trionfi, la caduta e la misteriosa scomparsa nel 1975. Dal 1957 al 1967 egli fu a capo dell’International Brotherhood of Teamsters, la più potente organizzazione sindacale americana, quella dei camionisti. Dotato di una personalità carismatica e controversa, era intelligente, energico, abilissimo nel muoversi e nel trattare. Ma era anche violento, aggressivo, ambizioso. Nonostante fosse osannato come un eroe da coloro per i quali lottava, fu presto sospettato dal governo di connivenza con Cosa Nostra, dato l’immenso potere di controllo che si era assicurato. Già dal 1957 Robert Kennedy, allora consulente legale della Commissione McClellan, si preparava a incriminarlo. L’inchiesta inchiodò il sindacalista: le accuse spaziavano dai legami mafiosi ai metodi brutali con cui puniva crumiri e datori di lavoro, all’appropriazione indebita di fondi dell’istituto pensionistico da lui stesso creato. Né la morte di John Kennedy (di cui si insinuò Hoffa fosse il mandante) né in seguito quella di Bob Kennedy bloccarono l’iter legislativo. Nel 1967 Hoffa finì in prigione e l’indagine si allargò a macchia d’olio colpendo anche altri esponenti del sindacato. Nel 1972 fu infine graziato dal presidente Nixon, suo amico, ma pochi anni dopo sparì e di lui non si seppe più niente. Non fu mai trovato il suo corpo, tuttavia si suppone sia stato ucciso dall’Organizzazione, probabilmente da uno di quei loschi individui di cui era stato socio. Molte teorie e leggende sono sorte sul suo conto e più città vantano di ospitare la sua tomba… Dalle strade di Detroit agli atri marmorei del ministero della Giustizia di Washington, questo romanzo è la rievocazione drammatica e avvincente di un uomo che non arretrava di fronte a nulla, pronto a sacrificare qualsiasi cosa per il potere, persino la vita.

L’incipit:

A volte, Jimmy Hoffa parlava a voce talmente bassa che Bobby Ciaro aveva difficoltà ad udirlo. Questo era uno di quei momenti.
«Credi che voglia veramente concludere?» sussurrò Hoffa, muovendo appena le labbra, nel modo appreso durante la sua detenzione in un carcere federale della Pennsylvania.
Ciaro abbassò il volume della radio. «Come hai detto?»
Hoffa ripeté e Ciaro assentì. «Ma certo», rispose. «Credo si sia reso conto che nessuno ha da guadagnarci finché dura questa storia.»
Hoffa grugnì, poi si appoggiò allo schienale del sedile e chiuse gli occhi.
Ciaro regolò di nuovo la radio e si concentrò sul traffico, guidando abilmente la nuova Pontiac Grand Ville verde verso sud, sull’interstatale 75 alla velocità costante di novantacinque chilometri all’ora, leggermente al di sopra del limite prescritto ma non sufficiente a far scomodare un agente della Stradale.
La prima cosa che s’impara come autista professionista, pensava, è guardare la maledetta strada. Lui poteva chiacchierare per tutto il giorno stando al volante, ma non distoglieva mai gli occhi dalla strada. Particolarmente in questo tratto.

L.

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