Tag

, , , ,

Le ricche bancarelle dell’Estate 2017 hanno fruttato questo vecchio numero della collana quattordicinale “I Capolavori dei Gialli Mondadori” diretta da Alberto Tedeschi.
L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

Apparso originariamente nel nostro Paese nel maggio del 1952, questa è l’unica altra edizione italiana del romanzo: la traduzione è facile sia curata da Alberto Tedeschi.

La scheda di Uruk:

261. Bravo Callaghan! [Slim Callaghan 1] (The Urgent Hangman, 1938) di Peter Cheyney [25 ottobre 1964] traduttore non indicato

La trama:

Giornate nere per Slim Callaghan! Con sette scellini e tre pence in tasca c’è poco da stare allegri. Sono le undici di sera quando una ragazza entra nello studio dell’investigatore. L’impresa che la sconosciuta gli propone sembra di una difficoltà inusitata. Qualcuno tenta di accusarla d’un delitto che non ha commesso ma si direbbe che si sia decisa un po’ troppo tardi a cercare aiuto. Ma la ragazza piace a Slim, gli è simpatica, quanto gli sono antipatici i suoi persecutori, non appena egli ne fa la conoscenza.

L’incipit:

Callaghan voltò all’angolo in Chancery Lane. Fu investito da una folata di vento freddo che gli sollevò le falde dell’impermeabile tutt’altro che immacolato, esponendo alla pioggia i calzoni logori e sdrusciti.
Era magro e alto poco più di un metro e mezzo. Aveva in tasca pochi spiccioli ed era torturato da una tosse ostinata.
Aveva un volto straordinario, uno di quei volti che non passano inosservati e attirano la nostra attenzione. Gli occhi, alquanto distanti l’uno dall’altro, disposti al disopra di un naso piuttosto lungo e sottile, erano color turchese chiaro e brillavano raramente. Il volto piuttosto lungo terminava con un mento appuntito. Era sempre ben rasato e la forma della bocca, per ragioni che un uomo non sarebbe mai riuscito a penetrare, piaceva molto alle donne. Fatta eccezione per il viso, lui non era certo diverso dai suoi simili. Vestiva piuttosto male. Le scarpe erano in pessimo stato e una doveva essere riparata con urgenza. Callaghan, però, non si occupava di simili inezie. In quel momento lo assillava l’affitto del suo ufficio. Si affrettò lungo il fianco sinistro di Chancery Lane. Giunto a metà della strada, voltò in Cursitor Street, la percorse per una ventina di metri e si fermò davanti a una porta. La spalancò e salì bestemmiando le scale fino al quarto piano.
Giuntovi, si fermò dinanzi a un uscio piuttosto sporco; sulla parte superiore di vetro smerigliato era una scritta: “Callaghan – Investigazioni private”. Quando vide il suo ufficio illuminato, smise di bestemmiare. Ripose la chiave nella tasca dell’impermeabile e spinse la porta. Entrò in un’anticamera di media ampiezza.
In piedi, dinanzi a un tavolo che reggeva la macchina per scrivere, a sinistra contro la finestra, Effie Perkins gli volgeva le spalle e si riordinava la capigliatura rossa con le dita affusolate e ben curate. Quando la ragazza si volse, Callaghan la squadrò da capo a piedi, notando minuziosamente ogni particolare della sua persona: i tacchi alti dieci centimetri, la gonna linda e attillata, quindi, più su, gli occhi verde smeraldo che s’incontrarono con i suoi.

L.

– Ultimi post simili: