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Dalle bancarelle pesco questo vecchio numero di “Segretissimo” (Mondadori) della gestione di Laura Grimaldi.
L’illustrazione di copertina è firmata come sempre da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

862. Nick Carter: il falcone irlandese [Killmaster 123] (The Doomsday Spore, 1978) di Nick Carter [5 giugno 1980] Traduzione di Sem Schlumper
Inoltre contiene i saggi:
[Spie al Cinema] Lettera al Kremlino, di Piero Zanotto
[Attualità] Lo sceicco fantasma, di Giorgio Vaglio

La trama:

Nick Carter, l’agente segreto dell’AXE che si batte con Pierre, Hugo e Wilhelmina — una pallina piena di gas micidiale, uno stiletto e una Luger — è stato uno dei personaggi di maggior successo nella panoramica della narrativa di spionaggio. Il suo autore e omonimo è rimasto inattivo per qualche tempo, forse per “ricaricarsi” in vista di un rilancio della serie. Ed ecco il nuovo prodotto delle sue meditazioni: un romanzo con lo scatto e l’aggressività del falcone dal quale Nick Carter deve difendersi a un certo punto della vicenda, mentre tenta di intervenire prima che una spora micidiale venga usata per scopi non del tutto pacifici.

L’incipit:

Arrivai in cima alla gradinata e con quella custodia di violino sotto un braccio mi sentii un fesso. — Terence, vecchio mio — dissi — ci manca solo che pretendano di farcelo suonare, quest’affare.
Accanto a me, Terry Considine contemplava il monumentale portone dell’ambasciata d’Italia che ci stava davanti. Si voltò ridacchiando e disse: — Saresti nella cacca, Nick. Ma hai guardato dentro la custodia?
— No — mi irritai, colto in flagrante trascuratezza. — Cosa c’è, dentro?
— Niente. Qualche sandwich. Pare che quest’anno la cucina dell’ambasciata lasci a desiderare. Sua Eccellenza andrebbe famosa per la spilorceria e il palato insensibile. Ho sentito dire che ha chiesto un cuoco a ore a una agenzia di collocamento.
— Gesù — dissi a denti stretti — e suonalo, quel campanello.
Nel pigiare il pulsante nero, Terry accennò alla custodia che reggeva con la destra. — Forse non te l’ho mai detto, ma io due anni di New England Conservatory li ho fatti. Io so suonare…
— Ssst! Viene qualcuno, mi pare.
In quell’istante si schiuse appena il portone e sbirciando dentro il buio dichiarai: – Orchestrali — senza badare a Terry che seguitava a parlare a ruota libera.
— … fregatura è che le scale ho imparato a farle in una sola chiave e che so un motivo solo. Dopo si sono anche fatti restituire la tromba, e…
Intanto avevano aperto il portone. Fummo accolti, cosa degna di nota, da uno spagnolo. Ci fece fretta; raccomandò di stare attenti a infilare la porta di servizio, a destra. Lo gratificai di un — Agli ordini! — sgattaiolai dentro, aspettai Terry.

L.

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