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Grazie alle prolifiche bancarelle di questa Estate 2017 ho trovato questo splendido titolo d’annata de “Il Giallo Mondadori“, nell’epoca di Oreste del Buono.

Da questo romanzo è stato tratto il film televisivo Spenser: The Judas Goat (1994) di Joseph L. Scanlan, con il consueto Robert Urich nel ruolo protagonista.

La scheda di Uruk:

1690. A caccia di taglie [Spenser 5] (The Judas Goat, 1978) di Robert B. Parker [21 giugno 1981] Traduzione di Gigi Coretti
Inoltre contiene:
Dossier Holmes-Dracula: capitolo 8
Inoltre contiene il racconto:
Vita di un cane (Dispatching Bootsie, da “EQMM“, gennaio 1981) di Joyce Harrington

La trama:

Vista di fronte, la faccia dell’uomo sulla sedia a rotelle era normale, certo, ma assomigliava a una scultura: ben fatta, ma priva di vita. Non c’era mobilità in quei tratti, nessun segno che il sangue vi scorresse sotto e dei pensieri vi si svolgessero dentro. Era una superficie esatta, dettagliata e… morta. Solo gli occhi esprimevano determinazione o qualcosa del genere. La fotografia ritraeva una donna dall’aspetto elegante, sulla quarantina, e due ragazze dall’età apparente di diciotto-vent’anni. «Era la mia famiglia», disse l’uomo sulla sedia a rotelle a Spenser, l’investigatore privato. «Sono state fatte a polpette da una bomba in un ristorante di Londra, un anno fa. La polizia inglese ha detto che probabilmente si tratta di un gruppo terroristico chiamato Liberty. Vi darò 2.500 dollari per ciascuno, 25.000 per il gruppo, più le spese. Trovatemeli, vivi o morti…»

Spenser (Robert Urich)

L’incipit:

La casa di Hugh Dixon, a Weston, situata in posizione panoramica verso le basse colline del Massachusetts, dominava un paesaggio in cui sembrava che l’asfalto non fosse stato ancora inventato. Era una grossa casa in mattoni, adatta a essere circondata da vigneti e con l’entrata sovrastata da tanto di portico. Non sembrava il genere di posto nel quale si avesse molta confidenza con i poliziotti privati, ma certo non si dovrebbe giudicare una casa dal fatto che questa abbia o meno un portico. Parcheggiai nella zona più lontana, come si addiceva al mio stato sociale, e risalii il sentiero tortuoso che portava alla casa. Gli uccelli cantavano. Fuori vista, da qualche parte, sentivo il tipico rumore di una siepe che veniva tagliata. Quando pigiai il pulsante del campanello, sentii, all’interno, il solito suono bitonale. Mentre aspettavo che qualcuno mi facesse entrare, controllai il mio aspetto, specchiandomi nei vetri delle finestre a tutta parete che fiancheggiavano la porta d’ingresso. Sarebbe stato difficile dire, guardandomi, che avevo solo 387 dollari in banca. Abito di lino chiaro, camicia blu a righine, cravatta bianca di seta e mocassini marrone con delle guarnizioni che avrebbero fatto morire di rabbia lo stesso Gucci. Forse Dixon voleva darmi l’incarico di arredargli il posto. Infatti, fino a che tenevo abbottonata la giacca, non si vedeva la pistola…
Il domestico che venne ad aprire era un orientale. Indossava un giacca bianca su un paio di pantaloni neri. Gli diedi il mio biglietto da visita e lui mi lasciò nell’ingresso mentre andava a mostrarlo a qualcuno. Il pavimento era di pietra levigata e si apriva su un vasto salone a due piani, con una balconata al secondo e un alto soffitto con fregi di stucco. Al centro della sala troneggiava un enorme pianoforte, mentre su una parete di fronte a una credenza era appeso il ritratto a olio di una persona dall’aria austera.

L’autore:

Nato nel 1932, Robert B. Parker si è laureato alla Boston University e ha lavorato in campo pubblicitario e come insegnante. Profondamente influenzato dai tre grandi scrittori dell’hardboiled school – Hammett, Chandler e Ross Macdonald – si è posto come continuatore dell’epica del detective privato con il suo Spenser. Ha vinto l’Edgar nel 1976. È scomparso nel 2010.

L.

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