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Segnalatomi da Gianni Lègge, presento la tetralogia di un commissario tutto italiano.

La scheda di Uruk:

Ombre dal passato per il commissario Esposito, di Giuseppe Noferi [maggio 1994]

Dalla quarta di copertina:

Con questo nuovo, quarto volume di racconti polizieschi, Giuseppe Noferi conferma la sua passione per il giallo d’ambiente (il costante sfondo fiorentino, nutrito dei ricordi della campagna toscana) e per la costruzione di storie psicologiche che ruotano intorno ad un protagonista ricorrente, Giuseppe Esposito, commissario capo della sezione omicidi, ed al suo collaboratore e amico, l’ispettore Lucarelli. E nelle riflessioni fatte in sua presenza (come guidato dalla sua rispettosa e stimolante attesa), che Esposito inizia a chiarire i primi elementi del mistero, confrontandosi ogni volta con figure enigmatiche e complesse di colpevoli. E può anche accadere che tra il commissario e l’assassino si stabilisca una sorta di mutua comprensione, di umana simpatia, nel riconoscimento delle cause che hanno potuto portare al delitto.
I due racconti qui proposti, presentano, l’uno, il dramma che si svolge in una casa colonica toscana adibita ad agriturismo (sullo sfondo le inquietudini del ’68 ed i ricordi dell’affascinante proprietaria), in Ombre su Fonteviva; l’altro, quella che si propone sul palcoscenico della Pergola di Firenze durante una rappresentazione della Figlia di Jorio. Giocando un suo “gioco delle parti” mettendosi in scena, personaggio fra gli altri, Esposito, intrigato dall’arte di una finzione che si fa reale, riuscirà a sciogliere l’enigma e ad attestare anche, con il suo gusto per la poesia e il teatro, i segni di una cultura ricca di appassionata umanità (Invito a teatro).

L’incipit:

Podere Fonteviva: l’aveva definito così il nonno quando non lo chiamava meno pomposamente il «podere di montagna», riferendosi ai seicentocinquanta metri di altitudine, alle falde del Pratomagno. Pochi olivi, qualche vite e molto bosco. Senz’altro un possesso di serie B o magari anche C, rispetto ai ventidue o ventiquattro poderi (Ginevra non ricordava bene il numero) che, degradando, arrivavano fino alle rive dell’Arno: ricchi e produttivi.
Seduta sotto la loggia le tornava a mente quanto diceva il nonno a lei bambinella di cinque-sei anni: la fortuna di quella terra è dovuta alla sorgente d’acqua che sgorga da un masso poco lontano dalla casa colonica. Fonteviva: un’acqua fresca e buona che correva fra due arginelli di erba sempre uguale, sia d’estate che d’inverno. Lei con i sassi aveva tracciato una piccola diga e scavando un po’ con le mani aveva ottenuto una pozza; d’estate le piaceva tuffarci i piedi, nonostante l’acqua gelida.
La donna accese una sigaretta e tirò lunghe boccate mentre ad occhi socchiusi correva dietro ai ricordi.

L’autore:

Giuseppe Noferi è nato a Figline Valdarno. Vive a Firenze esercitando la professione medica, quale Primario di una Divisione di Medicina Generale. Negli anni sessanta ha scritto diversi «gialli» che sono stati rappresentati in teatro (Teatro delle Muse, a Roma, 1959) e trasmessi alla radio sia italiana che svizzera.

L.

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