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Dalle bancarelle pesco questo vecchio numero di “Segretissimo” (Mondadori) della gestione di Laura Grimaldi.
L’illustrazione di copertina è firmata come sempre da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1112. Il presidente è morto [NUMERO SPECIALE] (The President is Dead, o Patriots, 1988) di Kenneth Royce [11 dicembre 1988] Traduzione di Piero Cavallari
Inoltre contiene il saggio: [Top Secret] Sotto l’albero con la spia, di Marina Mauri
Inoltre contiene il racconto: Christmas Murder, di Leonardo Franchini

La trama:

In pochi minuti, la notizia fa il giro del mondo: il Presidente degli Stati Uniti è rimasto ucciso da un’esplosione a bordo dell’Air Force One, l’aereo presidenziale riservato ai viaggi del Numero Uno d’America. Tutte le persone che lo accompagnavano incluso l’ambasciatore sovietico a Washington, vengono date per morte. Ora, la corsa è a chi arriva primo nel recupero del relitto, finito in fondo all’Oceano Atlantico. Qualcuno, da chissà dove, ha pianificato e perpetrato il più pauroso oltraggio del secolo contro un uomo di Stato. Laurie Galvin, talpa dei Servizi di Sicurezza britannici, viene attivato con ordini molto pericolosi: deve infiltrarsi in un gruppo di estremisti e scoprire l’assassino! Ma ben presto tutti coloro che potrebbero fornirgli degli indizi muoiono, eliminati spietatamente. Quanto passerà prima che qualcuno tenti di eliminare anche Laurie Galvin?

L’incipit:

Il cielo si aprì cautamente per lasciare spazio alla prima venatura di grigio. La differenza di luce era talmente leggera da passare quasi inosservata. Il colonnello Freeman e il suo copilota, il tenente colonnello Scarpetta, la notarono subito; entrambi avevano già visto molte altre volte quella striscia chiara all’orizzonte che si andava gradualmente allargando. L’alba vera e propria doveva ancora arrivare, ma quello spettacolo naturale riusciva sempre a meravigliare anche un equipaggio esperto come quello dell’Air Force One. Tranne che per la linea vacillante che abbracciava l’orlo della terra, la notte era ancora buia, punzecchiata dal bagliore lampeggiante ed etereo delle luci di coda, di quelle della fusoliera e delle ali. Regnava un silenzio arcano tra i cinque membri dell’equipaggio presenti nella cabina di pilotaggio.
I bagliori sottolineavano l’immensità dello spazio e la relativa piccolezza del gigantesco aereo. La cabina di pilotaggio era rischiarata dalla luce soffusa del quadro di comando. Il tenente colonnello, in veste di navigatore, stava effettuando i controlli di routine. La sua presenza indicava l’importanza di quel volo: a bordo c’erano il Presidente degli Stati Uniti d’America e la First Lady, che in quel momento dormivano nella loro cabina.
Tra i passeggeri c’erano altri ospiti di tutto riguardo, troppi perché Bill Freeman potesse stare tranquillo. Il colonnello aveva fatto l’abitudine a trasportare Vip di ogni sorta, ma l’ambasciatore sovietico negli Stati Uniti era per lui un’eccezione, e si trattava di una eccezione scomoda. La ragione era ovviamente politica, ma Freeman non voleva andare più a fondo nella questione. Il suo compito era di portare tutti a Londra senza incidenti.

L.

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