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La collana “Il Giallo Mondadori” di settembre (n. 3159) presenta La torre degli Scarlatti di Stefano Di Marino.

La scheda di Uruk:

3159. La torre degli Scarlatti (2017) di Stefano Di Marino [settembre 2017]

La trama:

È una bizzarra richiesta, quella che si vede rivolgere Sebastiano “Bas” Salieri nella sua residenza di Amsterdam. Riordinare e catalogare i volumi di un’antica biblioteca di famiglia ha certamente il suo fascino per uno studioso come lui, ma i reali motivi di interesse sono ben altri. Perché Bas, illusionista e conoscitore delle tradizioni occulte, cacciatore di ciarlatani e finti stregoni, sente di vivere ancora in un’epoca oscura, a dispetto di qualsiasi progresso. E allora basta il nome degli Scarlatti a risvegliare una sensazione di allarme. Sebbene il capostipite, Cosimo il negromante, sia morto da duecento anni, nella Toscana di oggi la sua stirpe e la sua dimora restano depositarie di segreti arcani. Come il leggendario ritrovamento di una necropoli etrusca e dei suoi tesori. Si dice che in un’imprecisata eredità contesa si celi la via per quella città funesta. Niente di meglio dunque che un incarico di copertura per cercare di discernere la verità dalla superstizione. E fare luce, prima che le tenebre abbiano il sopravvento, sul mistero della Torre degli Scarlatti.

L’incipit:

La festa era finita.
Un ultimo disco continuava a suonare, diffuso dalle casse disseminate dentro la villa e all’esterno, nel parco, vicino alla piscina, tra le siepi. La voce di una cantante indiana di cui nessuno ricordava il nome si accompagnava a una musica languida, sensuale. Atmosfere di luoghi lontani. Forsanche di voluttà e desideri più segreti e malvagi. A villa Scarlatti era sempre così. Le feste divampavano nel buio, cariche di suoni, di sospiri, di grida e ritmi che, con il trascorrere delle ore, andavano acquietandosi.
Nel momento in cui il giorno veniva a contendere terreno alla notte tutto sembrava perdere la sua definizione precisa, mescolandosi in un chiaroscuro che confondeva sospiri di amore e di odio. Tra le ombre si consumavano momenti di tensione.
Nel parco, tra l’erba, erano distesi gli ultimi ospiti rimasti, quelli troppo ubriachi, troppo pieni di coca o di erba, o semplicemente di disperazione, per potersene tornare a casa. Corpi allacciati in angoli che solo qualche ora prima erano nel buio più totale, solitari bevitori accasciati sulle panchine. Un giovane giaceva nudo sul bordo della piscina. Poco distante una donna dondolava il capo, scuotendo una bottiglia vuota, la spallina dell’abito abbassata; il seno pesante esposto come un frutto osceno. Due ragazze ballavano sole, come se non sentissero la musica. In piedi, su un palco di marmo, ondeggiavano intorno a una statua virile come se fosse un uomo di carne, vero, da sedurre. La pietra restava fredda ai loro ammiccamenti.

L’autore:

Stefano Di Marino Stefano Di Marino si occupa della narrativa d’intrattenimento in tutte le sue forme da oltre vent’anni. Con lo pseudonimo Stephen Gunn firma per Segretissimo la serie Il Professionista dal 1995. Ha pubblicato il saggio C’era una volta il thrilling nell’antologia Il mio vizio è una stanza chiusa (Supergiallo Mondadori, 2009) da lui stesso curata, e Paura sul piccolo schermo in Cripte e incubi (Bloodbuster, 2012). Nel Giallo Mondadori ha pubblicato la trilogia hard-boiled Montecristo, il romanzo Il Palazzo dalle Cinque Porte e, nella stessa collana, i racconti Donna con viso di pantera, Una notte tra le ombre, Il bruto di Vallelunga e La fonte dei 13 Monaci. Nel volume I tre volti del noir nella collana degli Speciali del Giallo è stato ristampato poi il suo primo romanzo: Per il sangue versato. Dal 2009 scrive romanzi e racconti thriller per la rivista “Confidenze”.

L.

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