Tag

, ,

La collana “I Classici del Giallo Mondadori” di settembre (n. 1400) presenta La notte ha mille occhi, di Cornell Woolrich, firmato originariamente come George Hopley.
Il romanzo è apparso in Italia originariamente nel 1957, come numero 464 de “Il Giallo Mondadori”, con la traduzione di Bruno Just Lazzari.

La scheda di Uruk:

1400. La notte ha mille occhi (Night Has a Thousand Eyes, 1945) di Cornell Woolrich, firmato originariamente come George Hopley [settembre 2017] Traduzione di Mauro Boncompagni
* [da questo romanzo è stato tratto il film La notte ha mille occhi (Night Has a Thousand Eyes, 1948) di John Farrow, con Edward G. Robinson e Gail Russell]

La trama:

Quando si continua a ripetere più e più volte una certa azione, prima o poi qualcosa accade. Potrebbe testimoniarlo Tom Shawn, della squadra Omicidi di New York. Ogni notte verso l’una smonta dal servizio e cammina lungo il fiume, fantasticando mentre guarda le stelle, così luminose, così cariche di sogni. Finché una notte delle tante, l’unica che mai dimenticherà, qualcosa accade. Delle banconote per terra, poi un anello, lo guidano fino a una borsetta abbandonata sul parapetto del ponte, il contenuto sparpagliato tutt’intorno. Perché la proprietaria abbia voluto disfarsene, Shawn lo capisce con atroce chiarezza vedendola, in piedi sul parapetto, togliersi le scarpe e gettare via l’ultima sigaretta. Precipitarsi d’istinto ad afferrarla un attimo prima del gesto fatale significa però mutare ineluttabilmente, oltre al destino della ragazza più bella che lui abbia mai incontrato, anche il proprio. Mentre le stelle, così oscure, così cariche di incubi, stanno a guardare.

L’incipit:

Tornava a casa tutte le notti percorrendo il lungofiume. Tutte le notti, più o meno verso l’una. Si fanno cose del genere quando si è giovani; si cammina accanto a un fiume, si osserva lo scorrere dell’acqua, si contemplano le stelle. Ma a volte ci si comporta così anche quando si è poliziotti e, a rigor di termini, si svolge un lavoro che non ha nulla a che fare con le stelle.
Naturalmente, una volta terminato il lavoro, avrebbe potuto prendere l’autobus e tornare a casa come facevano tutti i suoi colleghi. Tra l’altro, quella passeggiata sul lungofiume gli allungava di non poco il tragitto, ma lui non ci badava minimamente. Era bello passeggiare fischiettando un motivetto, con il mormorio dell’acqua come accompagnamento. Faceva sembrare le stelle più luminose e aumentava il desiderio di guardarle. Sembravano stupende, riflesse com’erano nel fiume. Si sognava persino di più osservandole; ci si riempiva la testa di quelle fantasticherie che ci prendono quando abbiamo vent’anni. Non si può sognare in un autobus, con la gente assiepata tutt’intorno.
E così, ogni notte lui tornava a casa percorrendo il lungofiume. Tutte le notti, più o meno verso l’una. A volte persino più tardi.
Quando si continua a ripetere una certa azione per un lungo periodo, prima o poi qualcosa accade. Qualcosa che conta, qualcosa che ha una notevole importanza, qualcosa che può cambiare l’intera vita di una persona. A quel punto, uno si dimentica di tutte le altre volte in cui ha fatto una cosa del genere e si ricorda solo di quella.

L’autore:

Cornell Woolrich (1903-1968) è uno dei grandissimi del giallo americano. Nei romanzi e racconti scritti nel corso di un’esistenza travagliata, vivendo per anni rinchiuso negli alberghi di Manhattan, ha saputo come nessun altro innestare sui meccanismi del suspense il senso di solitudine dell’individuo in balia di un mondo spietato e incomprensibile, la disperazione per l’amore frustrato, l’angoscia e il puro terrore, che rappresentano la sua cifra inconfondibile. Si è firmato anche con lo pseudonimo di William Irish.

L.

– Ultimi post simili:

Annunci