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Grazie alle prolifiche bancarelle di questa Estate 2017 ho trovato questo splendido titolo d’annata de “Il Giallo Mondadori“, nell’epoca di Alberto Tedeschi.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

942. I bassifondi di Harlem [Lee Hayes 1] (Harlem Underground, 1965) di Ed Lacy [19 febbraio 1967] Traduzione di Maria Luisa Vannucci
Inoltre contiene il racconto:
La capsula del tempo (Life in Our Time, da “EQMM“, ottobre 1966) di Robert Bloch

La trama:

«Poiché questo è un romanzo» ci dice Ed Lacy, «fatti e personaggi sono immaginari. Purtroppo» aggiunge l’autore «non lo è il tema della vicenda: il contrasto razziale è una realtà che pesa sulla vita di noi tutti.» Lee Hayes, protagonista di «I bassifondi di Harlem» è un agente di polizia intelligente, evoluto, dinamico. Ed è un negro. Per questo gli viene assegnata un’indagine segreta, nel quartiere di Harlem: deve trovare un uomo, noto soltanto col soprannome di Occhio di Brace, capo di una banda di giovani teppisti che minacciano atti di terrorismo contro i bianchi. Hayes sente la propria missione e rifugge da ogni sorta di violenza, ma non può impedirsi di sentire anche le ingiustizie, i soprusi, le storture che sono alla base dell’astio dei suoi fratelli contro i bianchi. Lee si fa passare per un povero disoccupato e s’intrufola negli ambienti dove dovrebbe nascondersi il temibile caporione. Combattuto fra il suo dovere di poliziotto e i suoi sentimenti di solidarietà con la minoranza cui appartiene, tormentato dalla sensazione di tradire la fiducia di chi gli dà ospitalità e amicizia, Lee si aggrappa alla consapevolezza di dover impedire ad ogni costo un’imminente esplosione di violenza. Se lui non riuscisse nella missione, le strade di New York potrebbero trasformarsi in fiumi di sangue. Una vicenda insolita, una «galleria» di personaggi che i lettori non dimenticheranno: Harlem col suo fascino, con le sue brutture, con le sue luci, con le sue ombre è tutta qui, in questo forte romanzo col quale, dopo un lungo silenzio, ritorna a voi Ed Lacy, l’impareggiabile autore di «Ho paura di morire», «Sangue caldo», «Qui morirete in pace» eccetera.

L’incipit:

Erano le 11 e 50 e mi trovavo nella solita cabina telefonica in attesa di chiamare il mio distretto per il consueto rapporto. Ora la temperatura si era fatta mite e leggermente ventilata, dopo giorni pazzi, uno bello e uno orribile. Malgrado si fosse a maggio, c’erano i soliti quattro gatti assai orgogliosi di fare il bagno. Dalla passeggiata a mare, verso Far Rockaway, l’oceano appariva pulito e azzurro in distanza, come se fosse stato creato proprio in quel momento in tutto il suo splendore.
Non avevo ancora finito di riferire il mio nome e il mio numero di matricola, che il sergente mi disse:
— Aspettavo la vostra telefonata, Hayes. Venite qui e presentatevi a rapporto. Dovrete essere alla Centrale per le tre, oggi pomeriggio.
— Sì, signore. Credete che mi abbiano trasferito al corpo investigativo?
— Può darsi, comunque il tenente di servizio avrà tutti i dettagli. Vi farò sostituire da qualcuno.
— Vengo subito — dissi, riagganciando. Ero così agitato che riuscii a fatica ad aprire la porta dell’arrugginita cabina. Aspettavo questo momento fin da quando avevo pizzicato il « Terrore della Giamaica », come l’avevano definito i grossi titoli dei quotidiani, circa un mese fa. Con la promozione avrei potuto finire di pagare la macchina e cominciare a pensare all’appartamento.
Si era trattato di un arresto importante e, a dire il vero, mi aveva alquanto seccato e stupito il non essere stato immediatamente trasferito alla sezione investigativa. La mia fotografia, poi, non era neppure comparsa sui giornali : quando i fotografi si erano presentati alla sede del mio distretto, io stavo portando il delinquente alla Centrale.
Per la prima volta, ora, il posto di polizia non mi parve malconcio come al solito, né simile a una decrepita pensione costruita in legno. Il tenente di servizio, un tipo dalla testa calva e rosata come un uovo di Pasqua, mi disse: — Agente Hayes, dovete presentarvi alla Centrale, oggi alle tre, per un incarico provvisorio di dattilografo. Non è necessario che indossiate l’uniforme. Presentatevi all’Ufficio del Personale, al tenente…

L.

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