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Grazie alle prolifiche bancarelle di questa Estate 2017 ho trovato questo splendido titolo d’annata de “Il Giallo Mondadori“, nell’epoca di Alberto Tedeschi.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

535. Da’ una spinta al destino (Suspicious Circumstances, 1957) di Patrick Quentin (Hugh Callingham Wheeler) [3 maggio 1959] Traduzione di Andreina Negretti
Inoltre contiene il racconto:
Un cervello a tutta prova [prima puntata] (My First Experience with the Great Logician, da “Associated Sunday Magazine”, 20 gennaio 1907) di Jacques Futrelle

La trama:

Da due anni non compariva più sul nostro settimanale la firma dei due raffinatissimi giallisti che hanno adottato lo pseudonimo di Patrick Quentin. Vi ricordate l’ultimo loro romanzo, Il limite del furore? Dopo ben 17 gialli da noi pubblicati, Patrick Quentin, con questo romanzo dall’architettura ardita, sfida il suo pubblico: il giallo analitico, satirico, quasi divertente eppure giallissimo, inaugura forse una serie nuova di romanzi, in questo genere di narrativa. Da Hollywood a Las Vegas a Cannes a Londra una grande «diva» passa di trionfo in trionfo ma sempre perseguitata da una serie di disgrazie che hanno tutta l’apparenza dell’assassinio. Il figlio dell’attrice è tormentato dal dubbio: è sua madre a uccidere, per dare una spinta al destino e togliere di mezzo ogni ostacolo che si frapponga tra lei e il successo? Sottile e spietata, l’analisi dei fatti, dei caratteri, delle situazioni conduce il figlio della diva sino all’estrema rivelazione, quando ormai il destino è stato spinto troppo e nessuno riesce più a fermarlo.

L’incipit:

Quando Norma Delanay morì, io mi trovavo a Parigi.
A un certo momento avevo deciso che la mia più grande aspirazione era quella di diventare uno scrittore. Ne informai Mamma, e lei mi disse:
– Uno scrittore, Nickie caro? A diciannove anni? Mi pare che tu sia un po’ troppo giovane. Ma perché no, dopo tutto? Gli occhi dei giovani sono così acuti! Sì, è un’idea meravigliosa. Allora devi andare a Parigi! È in quella città che si scrivono i libri migliori.
Pam, Jim, e anche lo zio Hans, protestarono, sostenendo che se ero in grado di scrivere un romanzo ci sarei riuscito ugualmente bene anche restandomene in California. Pam inoltre brontolò parecchio a proposito di “certe spese prive di qualsiasi logica”.
Non la spuntarono, naturalmente. Nessuno è mai riuscito a spuntarla con Mamma.
Ormai l’idea che io diventassi uno scrittore parigino le era entrata nella testa e non vi avrebbe rinunciato.
“La Rive Gauche… la vita di bohème, un po’ démodée ma così utile per un ragazzo che deve farsi una personalità…
Il mattino seguente mi trascinò lei stessa all’Aeroporto Internazionale di Los Angeles. Indossava un paio di pantaloni in velluto damascato e una giacca di visone royal-pastel. Pianse un poco, mi baciò con grande effusione, e firmò autografi per le hostesses emozionatissime.
– Stammi bene, Nickie caro. Scrivi un libro meraviglioso e scrivilo in fretta, perché sentirò terribilmente la tua mancanza. Ma non ti perdere nelle descrizioni tipo “La chiesa del Sacro Cuore spiccava vaga Come un’apparizione sopra la distesa dei tetti… la vecchia con i mezzi guanti sopra le mani rinsecchite vendeva caldarroste all’angolo della strada…”: sono così noiose!

L.

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