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Grazie alle prolifiche bancarelle di questa Estate 2017 ho trovato questo splendido titolo d’annata de “Il Giallo Mondadori“, nell’epoca di Oreste Del Buono.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1631. Codice sette: fuori servizio (Code Seven, 1977) di Lou Cameron [4 maggio 1980] Traduzione di Sergio Casari
Inoltre contiene il saggio:
L’altra metà di Ellery Queen. Intervista a Frederic Dannay
Inoltre contiene il racconto:
Ellery Queen al circolo del puzzle (The Odd Man, da “Playboy”, giugno 1971; “EQMM“, ottobre 1975) di Ellery Queen

La trama:

Il tenente di polizia Sean Costello, soprannominato Harp, ha sangue irlandese nelle vene ed è troppo intemerato, troppo onesto, troppo amante della giustizia. Quindi, in una metropoli dà fastidio a un buon numero di pezzi grossi ed è stato prudentemente trasferito a Flamingo Beach, una cittadina che si presume più tranquilla. Presunzione sbagliata. Sean si trova a sprofondare in un vortice di misfatti. La provincia non resta indietro alla grande città. Il guaio principale comincia con il salvataggio di un giovane squilibrato minacciante il salto da diciotto piani, Joseph Cola. Costello lo salva da se stesso e, in compenso, il mancato suicida gli racconta che la sua ragazza, Linda, è tenuta prigioniera da dei dannati che l’hanno messa contro di lui. La ragazza non risulta affatto prigioniera, ma il caso non è ancora risolto. Presto, anzi, si riapre con una serie di morti ammazzati. E Harp ci è dentro sino al collo quasi prima di accorgersene. Lui, del resto, è convinto che l’articolo sette significa, sì, fuori servizio, ma che un vero poliziotto non è mai fuori servizio.

L’incipit:

Il grattacielo sul lungomare si ergeva scuro e minaccioso contro il cielo grigio ferro della Florida. O almeno cosi appariva in quel tardo pomeriggio agli occhi di Costello attraverso l’arco segnato dal tergicristallo sul parabrezza.
Sean Costello aveva ricevuto la chiamata sul Bayshore Drive, e senza sirena aveva infilato il traffico dall’isola. L’aspirante suicida era ancora là, minuscola marionetta dalle gambe di pezza sporgenti oltre il bordo d’uno strapiombo di diciotto piani.
Costello raggiunse il parcheggio circondato da una siepe di pini australiani. Aveva già scorto l’altra auto che lo aveva preceduto. C’era anche un’auto gialla dei pompieri: la scala era troppo corta e non avevano nemmeno tentato di metterla in funzione. C’era anche una terza auto della polizia con le luci blu intermittenti, e questo non era altrettanto logico. Costello le si accostò abbassando il finestrino.
– Spegni quel maledetto lampeggiatore, accidenti! – urlò.
L’agente al volante lanciò un’ occhiata di sufficienza a Costello, pronto a dare una rispostacela, ma riconobbe il superiore, e si limitò a ubbidire. Costello domandò:
– Dov’è il tuo compagno, Dalton?
– Là dentro, coi pompieri e il gestore della baracca. Stanno tentando di fare qualcosa. C’è uno che si vuole buttare giù, capo.
Costello risparmiò a Dalton il suo sarcasmo sull’ultima informazione, dicendogli invece: – Vai al cancello e bloccalo. Stai sulla Due e di’ a chiunque altro risponda alla chiamata di venire in silenzio. Ho chiesto altre due unità per regolare il traffico. Sta per arrivare anche l’autoambulanza. Non fare entrare nessuno sino a quando non avremo deciso come affrontare la situazione.

L’autore:

Lou Cameron nasce nel 1924 a San Francisco, da un attore di varietà e da una ballerina della compagnia Zigfield. Cresce tra le quinte dei teatri e passa l’infanzia viaggiando da uno stato all’altro. La giovinezza non è meno avventurosa.
Dopo aver frequentato la Scuola Superiore di Beverly Hills, allo scoppio della guerra si arruola nell’aviazione. In seguito viene trasferito in Inghilterra, tra il personale a terra del 448° Gruppo Bombardieri. Resta ferito in un bombardamento e viene ricoverato in ospedale. Quando viene dimesso scopre che la sua unità è stata smantellata. Passa da un incarico all’altro, sempre nell’aviazione, finché, viene spedito al fronte. Data la sua conoscenza del tedesco è ingaggiato dal servizio segreto, dove rimane fino alla fine della guerra. Entra a Berlino al seguito delle truppe americane e durante l’occupazione combatte la borsa nera e gli ultimi rigurgiti del nazismo.
Rimane nell’esercito regolare fino al 1950. Si congeda alcune settimane prima dello scoppio della guerra in Corea. Viene a sapere in seguito che del suo plotone non è sopravvissuto un solo uomo.
Approda a New York e cerca di sfondare nel campo dell’arte. Ma si deve per il momento accontentare di svolgere quegli strani lavori cui di solito devono soccombere artisti, scrittori e attori per sbarcare il lunario. Compreso un incarico come investigatore privato, dati i suoi trascorsi.
Sfonda finalmente nel mondo dell’arte illustrando libri a fumetti e riviste d’avventura. Alcuni dei suoi libri sono oggi considerati oggetti da collezionisti. Una sua copertina, pagatagli 50 dollari, è stata recentemente venduta a un’asta per 5000.
Alla fine degli anni ’50 comincia a scrivere e vende il primo romanzo nel 1960.
Da allora ha scritto più di cento romanzi e varie sceneggiature per cinema e televisione.
Lou Cameron vive solo. Abita nel New Jersey ma lavora a New York.
Conosce molto bene sia la polizia sia il mondo della mala della metropoli, ma riesce ad andare d’accordo con entrambi. Per rilassarsi si dà al giardinaggio. Oppure viaggia per tutta l’Europa. Ma da queste “escursioni” non torna mai a mani vuote: riporta quasi sempre una nuova idea per un nuovo libro.

L.

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