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Nel 1990 la collana “Libri per Ragazzi” (Mondadori) aveva affidato a Gianni Padoan la novelization semplificata di alcuni film di successo, come per esempio La storia infinita 2: non so per quanto sia durata.

Per una recensione sul film, rimando al blog La Bara Volante.

La scheda di Uruk:

Gremlins 2 (1990) di Gianni Padoan [“Junior +” n. 10, Speciale Cinema, Mondadori ottobre 1990]
– dalla sceneggiatura di Charles Haas per il film omonimo di Joe Dante, con Zach Galligan e Phoebe Cate

La trama:

Ritorna la minaccia dei Gremlins! Billy, Kate e Gizmo, il simpatico e pacifico Mogwai, si trovano a fronteggiare una nuova invasione dei terribili e dispettosi mostriciattoli.
Questa volta i Gremlins, diventati ancora più scaltri e guidati da un capo intellettuale, riescono a impadronirsi di un centro operativo nel cuore di New York. La battaglia infuria senza esclusione di colpi e solo dopo alterne vicende Billy, Gizmo e i loro amici riusciranno ad avere la meglio.

L’incipit:

Le strade di Chinatown, il quartiere cinese di New York, erano sempre state animatissime, piene di gente e di movimento, di colori e di rumori; ma adesso avevano un aspetto impressionante, anche se non era facile comprendere a prima vista quale ne era la causa. Soltanto in un secondo momento ci si rendeva conto che, nonostante l’ora tarda, i negozi erano tutti chiusi, con le saracinesche abbassate. Alcuni erano sprangati da assi inchiodate di traverso e mostravano, attraverso le vetrine sporche e polverose, i cartelli che annunciavano la cessazione dell’attività.
Poi ci si accorgeva che anche i grandi, vecchi palazzi erano stati abbandonati. Portoni e finestre erano aperte, perché nella tristezza dell’esodo nessuno si era curato di chiuderle, ma anche in quei riquadri neri e vuoti non si scorgeva alcun segno di vita.
Lungo la via di quando in quando passavano i furgoni sferraglianti della nettezza urbana o i camioncini che trasportavano bibite e sacchetti di patatine. Le automobili erano rare. Dovevano attraversare il quartiere per raggiungere il centro, e in quel tratto acceleravano sensibilmente, approfittando della mancanza di traffico; ma, se era certamente questo il motivo, si sarebbe detto invece che corressero tanto per allontanarsi alla svelta da quel luogo, come se fosse esposto a un qualche pericolo o fosse infestato dai fantasmi.
Sarebbe stato impossibile non notare la smisurata limousine nera che, girato l’angolo, avanzò maestosamente e andò a fermarsi lungo il marciapiede, davanti al negozietto di curiosità orientali. Vedendola, il signor Wing, il vecchissimo proprietario, provò un moto di stizza, ma il suo volto incartapecorito rimase impassibile. Tirò fuori dalle capaci tasche della palandrana di foggia orientale una pipetta lunga e sottile, che accese con cura esagerata.

L.

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