Tag

, , , ,

Continua per tutto dicembre l’iniziativa di presentare solo romanzi di Natale!
Ogni genere, ogni autore, ogni nazionalità troverà spazio: non esitate a segnalarmi titoli, che vi ringrazierò nei relativi post.

La scheda di Uruk:

942. Il Natale di Flavia de Luce [Flavia de Luce Mystery 4] (I am half-sick of shadows, 2011) di Alan Bradley [ottobre 2013] Traduzione di Alfonso Geraci

La trama:

Un triste Natale si profila per l’undicenne Flavia de Luce e nemmeno gli amati esperimenti di chimica, da un po’ di tempo tendenti irresistibilmente a sintetizzare veleni, riescono a consolarla. Le condizioni economiche negative hanno costretto il padre a dare in affitto parte della dimora di famiglia. La tenuta di Buckshaw, con il parco innevato e la magione sterminata, dovrà ospitare un’intera troupe cinematografica per girare un film ambientato in una tipica casa nobiliare di campagna inglese.
L’invasione si rivela meno noiosa del previsto. Al contrario, Flavia, le tremende sorelle Daffy e Feely, l’impareggiabile Dogger e la fedele signora Mullet, si trovano trascinati nel pieno della tempesta creativa filmica, chiassosa irriverente divertente, e soprattutto fanno spigliata conoscenza con la diva delle dive, Phyllis Wyvern che non si capisce mai quando smette di recitare, e con il suo partner, Desmond Duncan, dal profilo che si staglia nell’aria.
Il caotico tran tran delle riprese viene interrotto da una serie di incidenti inattesi. Una bufera di neve isola la casa da tutto il mondo esterno. E un raccapricciante assassinio, preannunciato da parecchi particolari, allusivi o indiziari, offre all’ingegnosa Flavia di esercitare finalmente il candido intuito di detective infallibile e la perizia di scienziata sperimentale.
I misteri di Flavia de Luce avvincono in una atmosfera assieme tenera e tenebrosa, perfida con un fondo di innocenza. La voglia di seguirli pagina dopo pagina, in un intrattenimento gustoso e venato di attesa, verosimilmente viene dall’audace miscela di Sherlock Holmes, Agatha Christie e Pippi Calzelunghe, amalgamati da un’ironia fatta di sottintesi e doppi sensi, acuta e pura come solo una vera undicenne intelligente e priva di pregiudizi che racconta può creare. Ma su ogni sensazione da lettori domina lei, Flavia de Luce, cui basta la singola parola con cui la descrisse il «New York Times»: incantevole.

L’incipit:

Dei viticci di nebbia esalavano dal ghiaccio, come le anime degli agonizzanti sul punto di abbandonare i propri corpi. L’aria fredda era una caligine contorta e agitata.
Io volavo su e giù, lungo la galleria: le lame d’argento dei miei pattini producevano lo stesso raschio di un coltello da macellaio che viene energicamente affilato contro la pietra. Sotto la superficie ghiacciata, l’intricato disegno del parquet in legno massiccio era ancora chiaramente visibile, anche se i colori erano smorzati dalla diffrazione.
Sopra di me, le dodici dozzine di candele che avevo fregato dalla dispensa del maggiordomo e infilato negli antichi candelabri tremolavano ossessivamente per lo spostamento d’aria provocato dal mio passaggio. Giravo e giravo senza posa per la stanza: a destra a sinistra su e giù. Respiravo a pieni polmoni l’aria frizzante, poi la ributtavo fuori in piccole trombette argentate di condensa.
Quando infine frenai, dei trucioli di ghiaccio si levarono in volo, come un’ondata di piccoli diamanti.
Era stato piuttosto facile inondare la galleria dei ritratti: un tubo per innaffiare introdotto attraverso una finestra aperta e lasciato scorrere tutta la notte aveva fatto proprio al caso mio… insieme al freddo da cani che da quindici giorni stringeva la campagna nella sua gelida morsa.
Siccome nell’ala est di Buckshaw (l’ala priva di riscaldamento) non ci veniva mai nessuno, nessuno si sarebbe accorto del mio improvvisato palazzetto del ghiaccio: se non in primavera, quando si sarebbe liquefatto. Nessuno, eccezion fatta forse per quella sfilza di miei antenati dipinti a olio, che in quel momento mi osservavano con gelida disapprovazione.
Rivolsi loro una sonora, riecheggiante pernacchia e mi rimisi in moto in mezzo alla gelida foschia, stavolta rannicchiata come un pattinatore di velocità, braccio destro a scavare nell’aria, codini al vento e mano sinistra dietro la schiena, con la stessa disinvoltura di chi se ne va a passeggio per la campagna in una domenica di sole.

L’autrice:

Alan Bradley (Toronto, 1938) è stato professore, giornalista, autore radiofonico fino a quando si è dedicato interamente all’attività di scrittore. Nel 2007 il suo primo romanzo con protagonista Flavia de Luce vince il Dagger Award, il premio della Crime Writers’ Association inglese, come miglior esordio. La serie Flavia de Luce mysteries, arrivata al sesto volume, è ora un sorprendente successo mondiale, premiata con vari riconoscimenti e tradotta in 31 lingue. Questa casa editrice ha pubblicato Aringhe rosse senza mostarda (2013), Il Natale di Flavia de Luce (2013), A spasso tra le tombe (2014), Un segreto per Flavia de Luce (2015), Flavia de Luce e il delitto nel campo dei cetrioli (2016) La morte non è cosa per ragazzine (2017), Flavia de Luce e il cadavere nel camino (2017).

L.

– Ultimi post simili: