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Numero de “Il Giallo Mondadori” dell’epoca della direzione di Alberto Tedeschi.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

626. Nessuno mi crede [Dottor Michael Gray] (Murder of a Wife, 1958) di Henry Kuttner [29 gennaio 1961] Traduzione di Ida Omboni
Inoltre contiene il racconto:
La morte fa il giro del mondo [Leroy e King] (The Norwegian Apple Mystery, da “EQMM“, novembre 1960) di James Holding
* ristampato con il titolo Il mistero della mela norvegese nell’antologia “Il delitto è servito. 16 racconti gialli” (Murder on the Menu, 1984) a cura di a cura di Carol-Lynn Rössel Waugh, Martin Harry Greenberg ed Isaac Asimov (BUR-Gialli 1989) Traduzione di Luciana Bianciardi

La trama:

Karen Champion aprì gli occhi. Una forma scura si muoveva tra lei e il cassettone… La figura avanzava, giganteggiando nel buio… Nella mano alzata aveva un oggetto luccicante. Karen urlò con quanto fiato aveva in corpo… Un incubo? O una spaventosa realtà? Quando poco dopo, Karen concitatamente telefonava alla polizia, disse, «Presto, correte! Mio marito ha tentato di uccidermi!». Ma chi crederà alle accuse di una donna che le autorità hanno già catalogato come «bugiarda patologica»? Ci vorranno ben due delitti e l’intervento di un grande psicanalista – dotato della «stoffa» dell’investigatore – per smuovere la polizia e indurla a frugare dietro le apparenze. Ecco il biglietto «da visita» di un giallo psicologico-suspense che a un certo punto si trasforma in pieno in un romanzo d azione, riuscendo in tal modo a soddisfare e avvincere i giallofili di tutte le tendenze.

L’incipit:

Karen Champion tentò di aprire gli occhi. Se fosse riuscita a svegliarsi in tempo, non sarebbe accaduto nulla. Si sarebbe trovata a letto, nel suo appartamento, con le tapparelle abbassate e la porta sprangata. E il buio della notte sarebbe stato chiuso fuori, radiato.
Ma il sogno, l’incubo, continuava.
Karen correva lungo una strada silenziosa, e qualcosa la rincorreva, avvicinandosi sempre più. L’inseguitore le dava un’impressione di scuro, di buio, e, guardando indietro, Karen vedeva che era decisa mente piccolo. Indossava una specie di grembiule, e un lembo di stoffa sventolava, nella corsa. Ma il volto era peloso, come il muso di un animale, peloso e scintillante di schiuma.
Di lì a un momento avrebbe allungato una mano, l’avrebbe toccata, e il muso animalesco avrebbe riso, spruzzandola di saliva. Karen doveva sfuggirgli. Ma non poteva. Se avesse fatto un passo indietro sarebbe caduta, giù, giù, e sarebbe morta.
Ormai, Karen desiderava disperatamente svegliarsi. Senza muovere un muscolo fece uno sforzo supremo. Tentò di urlare.
Un rumore violento, scrosciante, venne a liberarla. Karen si destò di soprassalto e si ritrovò a sedere sul letto, con gli occhi sbarrati e il cuore che le martellava in gola.
Che cos’era stato, quel rumore? Si era rotto qualcosa? O l’aveva sognato? La tapparella della finestra era rialzata e la stanza era inondata dal chiaro di luna. Karen rabbrividì, sentendosi sfiorare dall’aria fredda. Era stata la tapparella, alzandosi, a svegliarla? E perché aveva tanta paura?
Doveva essere stato il sogno, si disse Karen, tremante, scendendo dal letto. Con tutta quella luce in faccia, non poteva dormire. Doveva abbassare la tapparella. Mentre cercava le pantofole, col piede nudo, sfiorò qualcosa di liscio e di freddo. – Ma che cos’è? – disse ad alta voce, e si chinò a guardare. Sbalordita, scorse i cocci di una minuscola lampada da tavolo, di cristallo, sparsi sul tappeto. “Devo star sognando”, pensò confusamente, e si voltò verso il cassettone dove si trovavano le due lampade gemelle.
Una forma scura si mosse, tra lei e il cassettone.

L.

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