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Continua per tutto dicembre l’iniziativa di presentare solo romanzi di Natale!
Ogni genere, ogni autore, ogni nazionalità troverà spazio: non esitate a segnalarmi titoli, che vi ringrazierò nei relativi post.

La scheda di Uruk:

48. Il Natale di Poirot [Hercule Poirot 20] (Hercule Poirot’s Christmas, o A Holiday for Murders, o Murder for Christmas, 1938) di Agatha Christie [1981] Traduzione di Enrico Piceni

La trama:

Il Natale, con tutto quello che comporta (riunioni di famiglia, scambi di doni intorno all’albero, cenoni, brindisi, “forzati” propositi di essere buoni ecc.) è sovente stato considerato uno sfondo ideale per chi voglia scrivere un buon giallo. Ellery Queen, Rex Stout, Conan Doyle, Georges Simenon (solo per citare i più famosi) sono tutti autori che in tempi diversi hanno ambientato almeno una loro storia durante le feste natalizie. Così anche Agatha Christie. Ma da buona regina del delitto, in questo Natale di Poirot (diciassettesimo romanzo della serie del piccolo investigatore belga, scritto nel 1938) ha fatto molto di più. Ha aggiunto cioè un ulteriore elemento di suggestione per il lettore: un delitto commesso in una camera chiusa dall’interno. Situazione classica, dunque, nell’ambito di un’altra situazione classica. Ce n’è a sufficienza per considerare quanto meno speciale questo romanzo.

L’incipit della Prefazione di Marco Polillo:

«A Natale impera lo spirito di buona volontà. Vecchi litigi vengono dimenticati, coloro che si trovano in disaccordo fanno la pace… Sia pure provvisoriamente le famiglie che sono state separate per tutto l’anno si raccolgono ancora una volta… In queste condizioni, amico mio, deve ammettere che i nervi possono venir sottoposti a dura prova. Persone che non hanno alcuna voglia di essere amabili fanno uno sforzo per apparirlo… C’è in loro molta ipocrisia, a Natale, onorevole ipocrisia, senza dubbio, ipocrisia pour le bon motif, ma sempre ipocrisia. E lo sforzo per essere buoni e amabili crea un malessere che può riuscire in definitiva pericoloso. Chiudete le valvole di sicurezza del vostro contegno e presto o tardi la caldaia scoppierà provocando un disastro.»
Chi parla in questo modo, dando un’interpretazione del tutto personale di quello che viene comunemente definito «spirito natalizio», è Poirot. Tuttavia dietro le sue parole si nasconde non solo il pensiero di Agatha Christie (com’è naturale), ma anche quello di molti altri scrittori di libri gialli. C’è poco da fare: il Natale, con tutto quello che comporta (riunioni di famiglia, scambi di doni intorno all’albero, cenoni luculliani, brindisi a mezzanotte, eccetera) è uno sfondo ideale per chi voglia scrivere un buon giallo. Il Natale è, per antonomasia, un’oasi di pace e di bontà, e quale occasione migliore, secondo la più rigorosa tradizione classica, per piazzarci un bel delitto, un atto crudele, drammatico, violento, che spicchi come un’orrenda macchia nel bel mezzo di quel candidissimo e immacolato sfondo? Altro che cancellare vecchi rancori con fraterni abbracci!

L’incipit:

Stephen rialzò il bavero della giacca, mentre percorreva rapido la banchina. Una fitta nebbia avvolgeva la stazione e tutto aveva un aspetto grigio, sporco. Le grosse locomotive fischiavano superbe, scagliando nubi di vapore nell’aria fredda e umida.
Stephen pensò, con disgusto: «Che orribile paese… che orribile città!».
Le sue prime entusiastiche impressioni di Londra – negozi, caffè, belle donne eleganti – erano svanite. Considerava ora la città come una pietra preziosa in un’orribile e sudicia montatura.
Se fosse stato ancora nel Sud Africa… Un acuto morso di nostalgia lo sorprese… Sole, cieli azzurri, giardini colmi di fiori… azzurri convolvoli pronti ad arrampicarsi su ogni piccola capanna…
E qui… Sudiciume, tetraggine, e gente, gente, gente senza fine, formiche indaffarate nel loro formicaio.
Per un momento pensò: «Vorrei non essere venuto…».
Poi ricordò i suoi propositi e atteggiò la bocca a un’espressione ostinata. No, per l’inferno, doveva persistere… Erano anni che ci pensava, aveva sempre inteso di fare… ciò che stava per fare. Sì, non doveva tornare sui propri passi senza…
Quella momentanea riluttanza, quell’improvviso chiedersi: «Perché? Ne vale la pena? A che scopo indagare sul passato? Perché non dimenticare tutto quanto?», erano solo manifestazioni di debolezza. Non era ragazzo, per lasciarsi influenzare dal capriccio di un momento. Era un uomo di trent’anni. deciso, sicuro di sé. Avrebbe fatto quel che era venuto a fare in Inghilterra. Salì in treno e percorse il corridoio.
Portava da sé la sua valigia di cuoio, dopo aver allontanato un facchino con un gesto. Guardò in tutte le vetture, una dopo l’altra.
Il treno era affollatissimo. Mancavano solo tre giorni a Natale.

L’autrice:

Agatha Christie (1890-1976), creatrice di Hercule Poirot e di Miss Marple, nasce a Torquay, sulla costa inglese, da una famiglia agiata. Durante la Prima guerra mondiale presta servizio come crocerossina e nel 1920 pubblica il suo primo giallo: Poirot a Styles Court. A questo folgorante esordio seguono numerosissimi romanzi, racconti, testi teatrali e radiofonici. Dopo il divorzio dal primo marito, il pilota Archibald Christie, si risposa con l’archeologo Max Mallowan, con il quale intraprende diversi viaggi in Medio Oriente. Nel 1954 vince il Grand Master Award, nel 1955 il New York Drama Critics Circle Award e nel 1971 viene nominata dalla regina Elisabetta Dame dell’impero.

L.

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