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Le brevi bancarelle di Natale 2017 mi hanno fruttato una delle antologie con cui la Fratelli Melita Editore ristampata in raccolte i romanzi gialli della Garden Editoriale.
Non c’è alcuna indicazione, né di curatore né di illustratore.

La scheda di Uruk:

Un delitto firmato – Fratelli Melita Editori (dicembre 1989), su licenza Garden Editoriale
I vampiri (The Man Who Knew, da “The Popular Magazine“, dal 7 gennaio al 7 febbraio 1918, raccolto poi in volume nel 1919) di Edgar Wallace – Traduzione di Mirko Marri
Caccia al tesoro [John G. Reeder] (The Treasure Hunt, da “Flynn’s”, 22 novembre 1924) di Edgar Wallace – Traduzione di Alda Carrer
L’uomo che amava la musica [Quattro Giusti] (The Man Who Loved Music, da “The Novel Magazine”, settembre 1921) di Edgar Wallace – Traduzione di Alessandro Marcelli Fabiani
Che fine ha fatto Mary Bostwick? [Mr. Potter 4] (Where is Mary Bostwick?, 1973) di Ray Foley (Elinore Denniston) – Traduzione di M. Sumiraschi
Il ciclista solitario [Sherlock Holmes] (The Lonely Cyclist, in realtà The Adventure of the Solitary Cyclist, da “Collier’s Weekly”, 26 dicembre 1903) di Sir Arthur Conan Doyle – Traduzione di G. Giambalvo
Boomerang (Boomerang, #) di John Fearn – Traduzione di Marika Boni Grandi
L’uomo che non fu impiccato [Gently 31] (The Unhanged Man, 1984) di Alan Hunter – Traduzione di Alda Carrer

L’incipit del primo romanzo:

L’imminente eclisse aveva richiamato quel terrore umano che si riversava incessantemente sulle pendici della collina di Burgos ove molti, in gran parte stranieri, controllando gli orologi attendevano che il fenomeno si compisse. L’ora attesa si avvicinava: la luna pallida cominciava a sovrapporsi al disco di fuoco dell’astro maggiore.
– Mi sembra che questo posto faccia per noi, è poco affollato.
Queste parole erano rivolte a un tipo basso e grosso che sbuffando e sudando arrancava per l’erta. Colui che aveva parlato era un giovane alto, aitante, che portava occhiali cerchiati e scarpe di forma quadra: sera dubbio un americano.
– Uhm! – grugnì l’altro – Non so quale detesti di più, se la strada o la folla. Io odio la folla… eppoi, non si sa mai… si può perdere qualcosa… – aggiunse toccandosi la tasca interna della giacca.
– Che dite? Avete forse perduto qualcosa? – chiese il giovanotto.
L’altro scosse il capo in segno negativo toccandosi di nuovo la tasca della giacca.
A pochi passi da loro, un uomo li osservava attentamente con la coda dell’occhio. Era un uomo di alta statura, un poco curioso, vestito completamente di nero all’uso spagnolo. Visto a una certa distanza, l’ampia cappa di velluto dal collo rialzato, il cappello di feltro nero, l’ovale del viso dall’espressione malinconica sul quale stavano due piccoli baffi molto ben curati, per tale lo si sarebbe preso. Inoltre parlava correttamente lo spagnolo. Silinski era invece polacco. Aveva appartenuto ad associazioni di carattere patriottico poiché trovava che tale qualità gli giovava.
Intelligentissimo, pieno di tatto, dai modi insinuanti e correttissimi lo si sarebbe preso per il più perfetto dei gentiluomini. Invece rappresentava il prototipo dei furfanti più pericolosi.

L.

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