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Numero d’annata de “Il Giallo Mondadori“, nell’epoca di Alberto Tedeschi.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1285. L’asso nella manica [Bernard Simmons 4] (Somethìng Up a Sleeve, 1972) di Richard Lockridge [16 settembre 1973] Traduzione di Mario Lamberti
Inoltre contiene il racconto:
L’ultimo bagno del signor Flynn (How Mr. Flynn Died, da “EQMM“, agosto 1973) di Elsin Ann Gardner

La trama:

Si avvicinano le ultime battute del processo, a carico di J. Stanley Martin. Le prove sono schiaccianti e il Procuratore Distrettuale, Bernard Simmons, non ha dubbi su quella che sarà la sentenza. Martin verrà condannato per uxoricidio. Eppure, c’è qualcosa, in quel processo, che mette a disagio Simmons, specialmente da quando si è verificato un sottile mutamento nel contegno di Abe Levinsky, l’avvocato difensore. Levinsky, pensa Simmons, si comporta come chi, all’improvviso, si sia scoperto un asso nella manica. Ma prima che l’avvocato possa giocarlo, quel suo asso, qualcuno lo « elimina » dal gioco. Potrebbe trattarsi di una delle solite aggressioni a scopo di rapina. A New York, ormai, sono all’ordine del giorno, o meglio, della notte. Ma non è così. Quando Bernard rintraccia un investigatore privato che lavorava per l’avvocato difensore, fa una scoperta che annulla ogni dubbio: Levinsky è stato assassinato per uno scopo ben preciso. Così, Simmons si rende conto che c’è una sola cosa da fare: riesaminare tutti i verbali del processo, alla ricerca di un indizio riguardo a ciò che, evidentemente, Levinsky riteneva di aver scoperto. Un lavoro lungo, estenuante, ma Simmons non disarma: giorno dopo giorno, pagina dopo pagina, passa al setaccio ogni particolare della vicenda. E la sua pazienza sarà ricompensata allorché egli si troverà a faccia a faccia con qualcuno che, avendo già le mani lorde di sangue, non ha assolutamente nulla da perdere se uccide ancora.

L’incipit:

Era il venerdì dopo la Festa del Lavoro, e la Festa del Lavoro era giunta tardi quell’anno. Era tempo che i venti autunnali cominciassero a soffiare attraverso la città. Erano le undici di sera, un’ora più che tarda perché la temperatura torrida di quel giorno si fosse rinfrescata.
Mentre camminava lungo la Sessantaseiesima Strada Est diretto al suo appartamento e al refrigerio dell’aria condizionata – avrebbe però dovuto aspettare per goderne i benefici perché, quel mattino, aveva spento l’apparecchio su lamentosa richiesta della Consolidated Edison Company – Bernard Simmons pensò che New York aveva un clima pestifero.
Era stato il terzo giorno di un caldo opprimente e, secondo la terminologia del servizio previsioni meteorologiche, “fuori stagione”. A metà pomeriggio il termometro aveva raggiunto circa quaranta gradi. Era anche il quarto giorno dello sciopero dei tassisti. Il tratto da fare a piedi è alquanto lungo, dalla Cinquantaduesima Strada Est oltre la Seconda Avenue, alla Sessantaseiesima Est fra la Lexington e Park Avenue. E Bernard Simmons lo stava percorrendo nel senso sbagliato.
“Fa troppo caldo per aver voglia di fare qualcosa” aveva detto Nora. “Fa troppo caldo persino per respirare. Ma tu hai l’aria disfatta, Bernie.”
Bernie Simmons aveva risposto che stava bene.
“Allora” aveva detto Nora “sono io che sono disfatta. Il pranzo è stato magnifico e adoro la tua compagnia. Tu lo sai che adoro la tua compagnia, non è vero, Bernie? Vai a casa, Bernie.”
“E poi?”
“E poi ti amo, Bernie. Vai a casa.”

L.

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