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Grazie alle prolifiche bancarelle di questo Natale 2017 ho trovato questo splendido titolo d’annata de “Il Giallo Mondadori“, nell’epoca di Alberto Tedeschi.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1525. Doccia scozzese per Thane e Moss [Thane e Moss 15] (Pilot Error, 1977) di Bill Knox [23 aprile 1978] Traduzione di Gigi Coretti
Inoltre contiene il racconto:
Anonima sequestri (The Seed Caper, da “EQMM“, agosto 1977) di Jack Ritchie

La trama:

Alle due del mattino la città di Glasgow dorme. Nessuno vede il monomotore da turismo che precipita al chiaro di luna. Si saprà poi che il controllore dell’aeroporto l’ha visto sparire sullo schermo radar in un modo che può significare una cosa sola: sciagura aerea. Vittime, due: il pilota e una ragazza. Cause, ignote. È il punto di partenza per una inchiesta che ben presto diventa una indagine e porta alla scoperta di qualche decesso le cui cause sono tutt’altro che chiare. Per l’ispettore capo Thane e per l’ispettore Moss, già impegolati in un drastico programma di riorganizzazione, questa nuova catena di rebus diventa una gara col tempo, anche perché sono entrambi convinti che la lista delle vittime designate non sia ancora terminata. Thane e Moss li avete già visti all’opera (Thane e Moss a tutto gas) e il loro biografo Bill Knox non ha bisogno di presentazioni. Anche questa volta potete fidarvene.

L’incipit:

Erano le due di lunedì notte quando il piccolo aereo da turismo cadde, nel chiarore lunare, sulla città addormentata. Solo una persona si accorse di quello che stava per succedere: un controllore del traffico aereo all’aeroporto di Glasgow. Ma, quando il segnale scomparve dallo schermo radar, tutto quello che poté fare fu di premere il pulsante rosso dell’emergenza.
L’aereo in questione era un monomotore a quattro posti con soltanto venti ore di volo dall’ultimo controllo. Precipitò da un’altezza di quattromilacinquecento metri, entrando dapprima lentamente in vite per poi continuare sempre più velocemente, con la luce della luna che si rifletteva sulle ali argentee e con il vento che fischiava mentre schiaffeggiava la fusoliera.
All’ultimo momento l’estremità dell’ala destra si spaccò contro il parapetto del tetto di un palazzo di venti piani e il resto dell’aereo continuò la sua folle corsa.
Tre secondi dopo, l’aereo da turismo si schiantava a terra spezzandosi in due. Nell’impatto il carrello anteriore e il montante furono lanciati a cento metri di distanza, finendo su una macchina parcheggiata. Il resto divenne un ammasso contorto di metallo.
L’improvviso silenzio che di colpo calò sulla scena del disastro aveva dell’irreale; poi cominciarono ad accendersi le luci del palazzo di venti piani e una donna, che si era sporta per prima dalla finestra, prese a urlare. Era ancora là che urlava, quando un gruppetto di assonnati e disorientati inquilini cominciò a uscire dal palazzo con i soprabiti abbottonati sopra i pigiama.
Alcuni erano rimasti nel palazzo, ma si erano subito attaccati al telefono. In capo a cinque minuti, un’autopattuglia, un’ambulanza, una seconda auto della polizia e due autopompe dei pompieri giunsero sul luogo dell’incidente. Immediatamente i loro occupanti si misero al lavoro.
Il pilota, quando venne estratto dalla carlinga, era ancora vivo, ma le sue condizioni erano gravi e i vigili del fuoco dovettero usare la fiamma ossidrica per liberargli le gambe. Il motore dell’aereo gliele aveva spappolate e aveva fatto anche di peggio alla ragazza seduta al suo fianco, che ormai era morta. A prima vista dava l’impressione di essere giovane. Se fosse stata anche carina era impossibile dirlo.

L.

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