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La collana “Il Giallo Mondadori” di gennaio (n. 3163) presenta Lo sguardo del mostro.

La scheda di Uruk:

3163. Lo sguardo del mostro [Wexford 22] (The Monster in the Box, 2009) di Ruth Rendell [gennaio 2018] Traduzione di Giuseppe Settanni

La trama

Padre di famiglia, con vari matrimoni alle spalle, autista di furgone, immobiliarista, amante degli animali, assassino. È un ritratto fedele di Eric Targo: l’ispettore capo Wexford ne è convinto, anche se non ha le prove per dimostrarlo. Per questo non ha mai parlato con nessuno del suo strano rapporto con un serial killer che da anni si aggira impunito per l’Inghilterra. Tutto era iniziato con l’omicidio di Elsie Carroll, strangolata una sera in camera da letto mentre il marito era fuori a giocare a carte. A Wexford, accorso sul posto, era bastato all’epoca uno sguardo casuale scambiato con Targo, che abitava nella stessa strada, per sapere che era stato lui. Solo una sensazione dettata dall’istinto, o magari dalla presunzione del poliziotto alle prime armi, comunque troppo poco per lanciare un’accusa tanto grave. Ma ora quell’uomo è riapparso a Kingsmarkham, ed è tempo di mettere fine alla scia di sangue che lo accompagna. Eric Targo non dovrà farla franca ancora una volta.

L’incipit:

Non ne aveva mai parlato con nessuno. Quello strano rapporto, se si poteva definire tale, era andato avanti per anni, decenni, ma lui non si era lasciato sfuggire nemmeno una parola al riguardo. Aveva taciuto perché era consapevole che nessuno gli avrebbe creduto. Non poteva portare alcuna prova a dimostrazione del modo in cui Targo gli stava alle costole, di come lo guardava, con un sorriso beffardo, lasciandosi dietro una scia di morti, dei segnali che inviava, ben sapendo che Wexford sapeva, ma non poteva far niente.
La cosa era andata avanti così per anni, e poi era cessata. O almeno così sembrava. Targo se n’era andato. Era tornato a Birmingham, o forse a Coventry. Era trascorso un lungo tempo dall’ultima volta che era stato visto a Kingsmarkham e Wexford s’era detto che era tutto finito. Anche se con rammarico, più che con sollievo, perché se Targo era sparito (più esattamente, se Targo non aveva più ucciso nessuno) che speranza c’era di consegnarlo alla giustizia? Tuttavia s’era quasi convinto che non l’avrebbe più visto. Che non avrebbe più posato gli occhi su quell’uomo robusto, ancorché di modesta statura, dalle spalle larghe e dalle gambe tozze, i capelli biondastri, i tratti del viso tagliati con l’accetta, gli occhi celesti, e quel segno caratteristico che doveva sempre mascherare in qualche modo. Wexford l’aveva visto solo una volta senza una sciarpa o un foulard (magari preso in prestito da una delle sue mogli), a seconda della stagione, con cui copriva l’estesa voglia purpurea che saliva dal collo, deturpando anche parte della guancia, e s’estendeva in basso fino al petto. L’aveva visto solo una volta con il collo scoperto, mai invece senza un qualche cane al guinzaglio.

L’autrice:

Ruth Rendell è nata a Londra nel 1930. Sposata due volte, è vissuta tra Londra e la casa di Polstead, un villaggio nel Suffolk. Ha scritto il suo primo romanzo, Lettere mortali, nel 1964. Oltre ai romanzi polizieschi con protagonista l’ispettore Wexford, la Rendell ha pubblicato una serie di romanzi di grande potenza e forte tensione psicologica. Tra questi La morte non sa leggere (Il Giallo Mondadori, n. 2121), Il volto del peccato (Il Giallo Mondadori, n. 2254), Il mistero della brughiera (Il Giallo Mondadori, n. 2311). L’autrice è scomparsa nel 2015.

L.

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