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Titolo d’annata de “Il Giallo Mondadori“, nell’epoca di Oreste del Buono.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1677. Sarti Antonio: caccia tragica (1981) di Loriano Macchiavelli [22 marzo 1981]
Inoltre contiene il saggio: [Servizi Speciali] Hitch, la sfinge, di Giuseppe Turroni
Inoltre contiene il racconto:
Domani uccideremo Ann (Tomorrow We Finish Ann, da “EQMM“, novembre 1980) di Robert Twohy

La trama:

Quando Raimondi Cesare, ispettore della Questura di Bologna, comincia dicendo: «Sarti Antonio, uno dei nostri più validi collaboratori, un uomo del quale ho la massima fiducia e stima…» Sarti Antonio, sergente, ha chiaro quale sarà il seguito: una fregatura. Infatti gli ammazzano sotto il naso chi doveva proteggere, gli fondono il motore della 850 appena rifatto, si impantana nella speculazione edilizia del parco Talon, è costretto a vagare nell’umidità delle valli di Comacchio. Su questo deprimente panorama brilla, unica luce di speranza, una ragazza bionda che vuole a tutti i costi vederci chiaro, ma non si capisce bene se sia la più onesta o la più compromessa. Un consiglio: se avete dei problemi di protezione, comperate un’auto blindata, ma fate a meno della scorta di Sarti Antonio. Non servirebbe. Anche se lui, dopo, farebbe di tutto per scoprire chi vi ha ammazzato.

L’incipit:

Si direbbe una storia insipida, ma io so di sicuro che prenderà una piega diversa e so che si complicherà. Dev’essere per via che conosco bene Sarti Antonio, sergente, che ha il dono di incasinare le cose semplici.
In ogni modo comincia così: prendete una carta delle province di Bologna e di Ferrara e andate giù, verso le valli di Comacchio; a un certo punto troverete una infilata di nomi: Campotto, Vallesanta, Tamba, Menate… con a fianco tanto di asterisco che significa oasi di protezione naturale.
Da quelle parti, le anitre, le folaghe, le gambette, le piovanelle, i gabbiani, le lepri, le donnole, le anguille, i cefali, le lontre, i germani, abbondano come abbondano le canne, i laghi poco profondi e nascosti fra le canne, gli isolotti coperti di canne, i canali tagliati nelle canne e chissà che altro sempre condito di canne.
In marzo, da queste parti, scoppia la guerra e chi ha voglia di partecipare, si presenta, paga un quid, affitta un barchino, un capanno, una botte (o tinella) e comincia a sparare.
Queste notizie che vi passo, non fanno parte del mio bagaglio culturale, pur tanto vasto; le ho apprese nell’ufficio di Raimondi Cesare, ispettore capo, e, con il sottoscritto, le ha imparate Sarti Antonio, sergente, che sta a chiedersi, mentre il Raimondi illustra, il nesso fra questa cultura e il mestiere di questurino.

L.

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