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Numero d’annata di “I rossi e i blu” (Garzanti).

L’illustrazione di copertina è firmata da Fulvio Bianconi.

La scheda di Uruk:

La fiamma del peccato (Double Indemnity, 1936) di James Cain [10 luglio 1976] Traduzione di Maria Martone

La trama:

«Un poeta della cronaca nera» fu definito James Cain dal critico americano Edmund Wilson. Ed è sorprendente come in questo romanzo, che al suo apparire suscitò l’entusiasmo del grande pubblico, sia già contenuto, anche se in modo poco vistoso, quell’elemento magico-demoniaco che ha costituito uno degli ingredienti di maggior successo nella narrativa degli anni ’60. Così appare in un passo del libro la dolce, amabile Phyllis – cui peraltro basta un’occhiata per buttare all’aria l’ordinata vita del giovane assicuratore in vena di carriera: «Avvolta in un grande quadrato di seta rossa, la faccia spalmata di cipria bianca, due cerchi neri sotto gli occhi, teneva in mano un pugnale e andava tracciando gesti strani davanti allo specchio…» Non c’è dubbio, un’oscura forza domina Phyllis e la fiamma dei suoi peccati esala vapori che hanno odore di zolfo. Un ritmo incalzante, un dialogo spregiudicato sino al cinismo, una storia che punta diritta, senza stanchezze né sbavature, alla conclusione fanno di questo romanzo una delle migliori prove narrative dello scrittore.

L’incipit:

Ero andato a Glendale per mettere tre nuovi camionisti sulla polizza di una fabbrica di birra. Mi venne in mente un certo rinnovo a Hollywoodland e decisi di spingermi fin lì. Arrivai così a quella Casa della Morte di cui i giornali hanno tanto parlato. Non mi fece poi un’impressione macabra : era una villa di stile spagnolo come lo sono quasi tutte in California: con muri bianchi, il tetto di embrici rosse e un patio su un lato. Sembrava costruita senza capo né coda. La rimessa era seminterrata; immediatamente sopra c’era il primo piano e il resto era sparso su per la collina senz’ordine apparente.
Fermai la macchina e salii gli scalini di pietra dell’ingresso.
Una cameriera mise fuori la testa.
«Il signor Nirdlinger è in casa?»
«Non saprei,» fu la risposta. «Chi lo desidera?»
«Il signor Huff.»
«Potrebbe dirmi il motivo?»
«Affari personali.»
Penetrare in una casa è la parte più diffìcile del mio lavoro. E di solito, prima di espugnare la roccaforte, un assicuratore non lascia capire perché è venuto.
«Mi dispiace, signore, ma se non mi dice cosa vuole non posso farla entrare. Sono ordini.» Siamo alle solite, pensai. Insistendo sugli «affari personali» avrei fatto sospettare un mistero, e non conviene. Dicendo la verità mi sarei esposto a ciò che un assicuratore deve evitare ad ogni costo. La cameriera sarebbe tornata a dirmi: «Il signore non è in casa.» Potevo rispondere: «Aspetterò», ma mi sarei umiliato; e non è così che si concludono gli affari. Per arrivare al nostro scopo noi dobbiamo entrare in casa. Poi ci si fa ascoltare per forza. Un assicuratore lo si valuta dalla rapidità con cui arriva a sedersi sul sofà di famiglia, col cappello da una parte e i suoi fogli sparpagliati dall’altra.

L’autore:

James Cain, nato nel 1882 nel Maryland, U.S.A., è collocato da molti critici fra i “duri” della narrativa americana. Tra i suoi numerosi romanzi, da alcuni dei quali sono stati tratti film di successo: Il postino suona sempre due volte, Oltre il disonore, La falena, Le radici del male, pubblicato in Italia da Garzanti.

L.

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