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La Adelphi porta in libreria una nuova grande ristampa di Georges Simenon.

La scheda di Uruk:

680. Il fondo della bottiglia (Le fond de la bouteille, 1949) di Georges Simenon [20 febbraio 2018] Traduzione di Francesca Scala

La trama:

Accade molto di rado che Simenon segnali che i personaggi e gli eventi da lui narrati sono «puramente immaginari e privi di qualsiasi riferimento a persone viventi o defunte». Per capire come mai in questo caso ne abbia sentito il bisogno occorre tornare al 1945, quando al fratello Christian, condannato a morte in contumacia per aver coadiuvato le SS in una spedizione punitiva che aveva fatto ventisette vittime, Georges aveva consigliato di arruolarsi nella Legione straniera: un modo per scomparire, certo, e per riscattarsi – ma anche, cambiando cognome, per non compromettere lo scrittore ormai celebre con una parentela imbarazzante. «È colpa tua! Lo hai ucciso tu!» si sentì rinfacciare dalla madre allorché, ai primi di gennaio del 1948, lo stesso Georges le comunicò la morte, nel Tonchino, del figlio preferito. Nei mesi immediatamente successivi, quasi volesse espellere i propri fantasmi, Simenon scrisse due dei suoi romanzi più neri e potenti: La neve era sporca e Il fondo della bottiglia. In quest’ultimo, uno stimabile avvocato, che è riuscito, partendo dal basso, a conquistarsi un posto nella ristretta comunità dei notabili di Nogales, al confine tra gli Stati Uniti e il Messico, vede vacillare tutte le sue certezze quando gli compare davanti, evaso dal carcere in cui scontava una condanna per il tentato omicidio di un poliziotto, il fratello minore – quello debole, irresponsabile, sfortunato, eppure dotato di un inquietante potere di seduzione –, che gli chiede di aiutarlo a passare la frontiera. Nel piccolo mondo costituito dai ricchi proprietari dei ranch l’arrivo dell’estraneo scatena una sorta di psicodramma, che culminerà in una vera e propria caccia all’uomo, mentre, fra odio e amore, rancori e sensi di colpa, sbronze e scazzottate, si consuma la resa dei conti tra i due fratelli.

L’incipit:

Teneva il bicchiere in mano, guardando distrattamente il pallido goccio di whisky rimasto sul fondo. Sembrava che volesse ritardare il piacere di bere l’ultimo sorso, e forse era proprio così. Alla fine, quando lo ebbe mandato giù, continuò per un pezzo a fissare il bicchiere vuoto. Non si decideva a posarlo sul bancone e a spingerlo appena appena in avanti, giusto un paio di centimetri. Bill, il barman, solo apparentemente assorto in una partita a dadi con dei cowboy, avrebbe subito còlto il segnale, perché in realtà stava all’erta: stava sempre all’erta, soprattutto con un cliente come P.M.
Tutto è organizzato alla perfezione. Ogni cosa sembra accadere per caso, uno compie i gesti più innocenti del mondo, e proprio quelli gli consentono di bere senza darlo a vedere. È un po’ come nella massoneria, è un linguaggio fatto di segni comprensibili agli iniziati in ogni paese del mondo.
Per esempio, al primo bicchiere, quando P.M. ordina un whisky, o più precisamente quando pronuncia la parola «whisky» fra i denti, con aria svogliata, o addirittura come per sbaglio, che cosa fa Bill? Mormora:
«Doppio?».
Il tono interrogativo è quasi impercettibile. Perché naturalmente nessun gentleman varcherebbe mai la soglia del Montezuma Bar per bere un whisky normale Anzi, a dirla tutta, spesso non c’è neanche bisogno di aprire bocca. Quando entri e vai ad appollaiarti su uno degli alti sgabelli davanti al bancone, Bill, o il barman di turno, con un sorrisetto complice sulle labbra, allunga la mano verso la bottiglia di bourbon giusta, la tua preferita, quella degli intenditori.
Talvolta, dopo aver riempito il primo bicchiere, aspetta a riporre la bottiglia.
A P.M. basterebbe spingere un po’ in avanti il bicchiere sul bancone, ma non lo fa. Scende invece a fatica dallo sgabello e va verso il bagno.
Non è di quelli che il sabato sera perdono il controllo. E nella valle ce n’è parecchia di gente per la quale è come se fosse sempre sabato sera.
Si sente bene, soltanto un po’ annebbiato, ha un’andatura lievemente ondeggiante, ma è convinto che da fuori non si noti. Va in bagno per guardarsi allo specchio e capire se può permettersi un ultimo bourbon.

L.

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