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Titolo d’annata de “Il Giallo Mondadori“, nell’epoca di Oreste del Buono.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1724. Wycliffe a Paul’s Court [Wycliffe 9] (Wycliffe in Paul’s Court, 1980) di W.J. Burley [14 febbraio 1982] Traduzione di Valeria Fenili
Inoltre contiene il racconto:
Il messaggero misterioso (The Mysterious Messenger, da “EQMM“, dicembre 1980) di Hope Raymond

La trama:

Nessuno in Falcon Street si chiedeva da dove fosse venuto Willy Goppel e per quale motivo il negozio «Bambole» a Paul’s Court fosse diventato parte della strada come la chiesa di St. Olave o il mercato che ogni sabato affollava ovunque le sue bancarelle. Goppel, d’origine tedesca, era ormai un’istituzione inglese. E, appunto per non rovinare la sua fama d’istituzione, Goppel non denuncia alla polizia la sparizione di soldi e preziosi documenti. Sospetta, infatti, che la sottrazione sia opera del figlio Frederick. La cautela non gli serve neppure a salvare la vita, e l’investigatore Wycliffe del CID (già protagonista di «Lettera aperta a un killer disperato» Giallo Mondadori n. 1543) si trova davanti un oscuro, aggrovigliato enigma. Lo scioglierà a poco a poco, tra false tracce e scoperte effimere, con la cocciuta pazienza che è il primo requisito di un giallo tradizionale. Perché tale è indubbiamente a partire dal titolo questo Wycliffe a Paul’s Court dell’abile W.J. Burley.

L’incipit:

Nessuno in Falcon Street si chiedeva da dove fosse venuto Willy Goppel o per quale motivo il negozio di “Bambole” fosse diventato parte della strada come la chiesa di St. Olave, o il vecchio palazzo, o il mercato che invadeva la strada con le sue bancarelle ogni sabato. Willy Goppel si era imposto come un’istituzione, accettata senza riserve. Parlava un inglese corretto, con un accento tedesco che tradiva le sue origini; Willy infatti era nato in Baviera. Molti nella strada ricordavano la moglie inglese ma la donna era morta anni prima lasciandolo con un figlio di sei anni e alcune proprietà immobiliari disseminate per la città. Suo figlio Frederick, ormai un uomo, se n’era andato di casa sebbene di tanto in tanto facesse ancora visita al padre quando aveva bisogno di soldi. Anche la proprietà si era ingrandita, sia in valore che in estensione, e benché poca gente se ne fosse resa conto, Willy era un uomo ricco.
Abitava sopra il negozio in una parte della vecchia casa occupata quasi per intero dagli Ward, che gestivano un ufficio postale e vendevano articoli di cancelleria, dolci e tabacco. Un grande arco tagliava il pianterreno della casa dando accesso a tre moderne abitazioni costruite intorno a un cortile comune, nel centro del quale cresceva, una splendida quercia. Un secolo prima, la famiglia Paul, con una ben avviata impresa di trasporti, aveva abitato la casa e tenuto cavalli e carrozze in apposite costruzioni tutt’intorno al cortile; ora, scomparsa l’impresa di trasporti, quegli edifici erano stati rimpiazzati da tre case abbastanza graziose, non lontane dal centro della città e conosciute come Paul’s Court.
Era stata un’altra giornata di settembre eccezionalmente calda, e ora, nel fresco della sera, Willy se ne stava fuori nel suo cortiletto sul retro chiuso da uno steccato, sarchiando e innaffiando le sue aiuole.

L’autore:

John William Burley è nato a Falmouth, in Cornovaglia, il 1° di agosto del 1914. Ha studiato alla County Technical School, e nel 1936 si è laureato in ingegneria. Dopo di che è andato a dirigere la South Western Gas and Water Corporation, nel sud-ovest dell’Inghilterra. Nel 1950 ha assunto l’incarico di lettore di zoologia al Balliol College di Oxford. In seguito è passato ad insegnare alla Richmond Grommar School e poi ancora in una scuola di Newquay, dove ha tenuto la cattedra di biologia per diversi anni. Nel 1974 si è ritirato dall’insegnamento. Ora Burley vive a Newquay, in Cornovaglia, con la moglie Muriel Wolsey, che aveva sposato nel 1938, e due figli. Si dedica quasi esclusivamente alla narrativa. Cosi Burley stesso commenta la sua scelta: «Ho cominciato a scrivere gialli nel 1966 dopo aver letto le opere di Simenon. I miei primi romanzi non sono stati altro che dei tentativi di trovare un “ubi consistam” e un editore. Mi è andata bene, perché tutti e tre sono stati pubblicati da Gollanz. Nel mio quarto romanzo ho inventato il personaggio del detective Charles Wycliffe con l’intenzione di farne il protagonista fisso di una serie. Lo volevo diligente, comprensivo, onesto e dotato di senso dell’umorismo… Non sono mai contento dei miei libri. Mi sembrano derivativi perché seguono troppo rigorosamente uno schema prefissato. Per cui in “Charles and Elizabeth” ho deciso di rompere con il passato e incamminarmi su una nuova strada. Per la prima volta ho sentito di aver scritto un libro che offre qualcosa di diverso rispetto alla tradizione della narrativa gialla. Per lo meno, in questo libro c’è molto più di me di quanto non ci sia mai stato in tutte le altre cose che ho scritto…».
Burley ha scritto una dozzina di romanzi, diversi dei quali appartengono alla serie del sovrintendente Wycliffe. Di questo scrittore inglese il Giallo Mondadori ha pubblicato «Lettera aperta a un killer disperato» (n. 1543).

L.

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