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Numero d’annata della collana “Segretissimo” (Mondadori), all’epoca della conduzione di Laura Grimaldi.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

984. Ombre di dubbio (Shadows of Doubt, 1983) di Palma Harcourt [15 gennaio 1984] Traduzione di Gianni Montanari
Inoltre contiene il saggio: [Top Secret] Palma Harcourt, la “dama di ferro” della spy-story

La trama:

Un russo molto importante pare deciso a passare all’Ovest e per questo avvicina un agente inglese di stanza a Mosca, esibendo a prova della propria buonafede dei documenti di enorme importanza. Ma non basta. Bisogna essere sicuri delle intenzioni dell’uomo: chi dice che non sia un’astuta mossa del KGB per infiltrare il servizio segreto inglese? Mentre vengono messi in moto i meccanismi per verificare la verità delle affermazioni del russo ed eventualmente per organizzare la sua fuga, nell’operazione restano implicati molti personaggi… membri della comunità segreta internazionale, sovietici dalle mire non sempre chiare e le famiglie dei protagonisti. L’azione si muove veloce da Mosca a Parigi a Londra, e le persone cadono come birilli, e non solo perché abbattute fisicamente.

L’incipit:

Un tempo, la moglie del colonnello Alexei Bonalov era stata una donna molto bella, ma chiunque l’avesse vista ora ricoperta da un lenzuolo sul suo lettino d’ospedale avrebbe faticato a crederlo. Distesa sulla schiena, con le braccia lungo i fianchi e i piedi che costituivano l’unica sporgenza sotto il lenzuolo, era ridotta a uno scheletro. Per quasi tutto il tempo la tenevano imbottita di sedativi, ma nei suoi sempre più rari e dolorosi sprazzi di lucidità Olga riusciva a scorgere dalla finestra della sua camera singola la cupola che sovrastava l’edificio centrale della Clinica del Cremlino, uno dei complessi ospedalieri di Mosca riservati ai membri più importanti del Partito e alle loro famiglie. In quegli istanti di lucidità capiva anche, benché nessuno glielo avesse detto, che l’ala della clinica in cui lei si trovava era riservata ai casi senza speranza.
Periodicamente, la sua infermiera asciugava il sottile velo di sudore che si formava sulla sua pelle pallida e grigiastra. Per i capelli non era possibile fare nulla, anche se a loro volta erano madidi di sudore. Né per il suo odore. Non che fosse sporca, poiché ogni giorno era sottoposta a una lunga serie di spugnature, ma nulla poteva cancellare per molto il debole odore sgradevole che il suo corpo trasudava, quasi un segnale che la morte era imminente.
Quando i due medici entrarono nella stanza, l’infermiera si alzò subito in piedi. I due si fermarono di fronte al letto ed esaminarono la cartella clinica della paziente. Non fecero neppure il gesto di visitarla, poiché sapevano che sarebbe stato inutile. Ormai il suo caso era disperato. Potevano soltanto alleviarle il dolore… e assicurarsi che suo marito non avesse alcun motivo di lamentarsi.

L.

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