Tag

, , , , , , , , , , , , ,

Altro splendido numero, trovato su bancarella, della collana “Il Giallo Mondadori Presenta“, a cura di Stefano Benvenuti.

L’illustrazione di copertina è firmata da Oliviero Berni.

La scheda di Uruk:

2. Delitti senza tempo, a cura Stefano Benvenuti [giugno 1978]
Presentazione, di Stefano Benvenuti
Necrologio (Obituary, da “The Magazine of Fantasy and Science Fiction”, agosto 1959) di Isaac Asimov – Traduzione di Angela Campana
Il disintegratore [Professor Challenger] (The Disintigration Machine, da “The Strand”, gennaio 1929) di Sir Arthur Conan Doyle – Traduzione di #
Hoka Holmes (The Adventure of the Misplaced Hound, da “Universe Science Fiction”, dicembre 1953) di Poul Anderson e Gordon R. Dickson – Traduzione di Hilia Brinis
Morte di un arlecchino [Harley Quin] (The Dead Harlequin, da “Detective Fiction Weekly”, 22 giugno 1929) di Agatha Christie – Traduzione di #
Criminali cercansi (Skulknig Permit, da “Galaxy Science Fiction”, dicembre 1954) di Robert Sheckley – Traduzione di Eugenio Gaglia
I segreti della notte (The Night Reveals, da “Story”, aprile 1936) di Cornell Woolrich – Traduzione di #
Il dottor Urth, investigatore [Wendell Urth] (The Singing Bell, da “The Magazine of Fantasy and Science Fiction”, gennaio 1955) di Isaac Asimov – Traduzione di Bianca Russo
Assassinio nello spazio (Murder in Outer Space, 1961) di Donald E. Westlake – Traduzione di Giovanna Soncelli
«Domani, poi domani, poi domani…» (apparso originariamente come Last Curtain su “New Detective Magazine”, luglio 1949, ristampato poi come The Cream of the Jest su “EQMM”, luglio 1956) di Fredric Brown – Traduzione di Hilia Brinis
La porta di bronzo (The Bronze Door, da “Unknown”, novembre 1939) di Raymond Chandler – Traduzione di #
Il frutto in fondo alla coppa (apparso originariamente come Touch and Go su “Detective Book Magazine”, inverno 1948, ristampato poi come The Fruit at the Bottom of the Bowl su “EQMM”, gennaio 1953) di Ray Bradbury – Traduzione di Hilia Brinis
Il mondo di KK-KK (Rain Magic, da “Argosy All-Story Weekly”, 20 ottobre 1928) di Erle Stanley Gardner – Traduzione di M. Benedetta De Castiglione
Un ladro interplanetario (Interplanetary Thief, #) di Arthur C. Clarke – Traduzione di #
La risatina ghiotta [Vedovi Neri] (The Acquisitive Chuckle, da “EQMM”, di gennaio 1972) di Isaac Asimov – Traduzione di Mario Fois
L’uomo che uccideva gli immortali (The Man Who Killed Immortals, da “Galaxy Science Fiction”, febbraio 1965) di J.T. McIntosh – Traduzione di Floriana Bossi
La prima macchina del tempo (First Time Machine, da “EQMM”, settembre 1955) di Fredric Brown – Traduzione di #
Rumore di tuono (A Sound of Thunder, da “Collier’s”, 28 giugno 1952) di Ray Bradbury – Traduzione di Roberta Rambelli
Crimine contro passione (Crimes Against Passion, da “Gamma” n. 1, 1963) di Fritz Leiber – Traduzione di #

La trama:

Agatha Christie, Arthur Conan Doyle, Raymond Chandler cosa ci stanno a fare insieme con Isaac Asimov, Arthur C. Clarke e Ray Bradbury? (Tanto per citare solo alcuni dei nomi che figurano in questo volume.) In genere, le partite amichevoli si disputano tra ditte concorrenti che hanno in comune lo stesso prodotto: dentifrici contro dentifrici, ceramiche contro ceramiche. In questa «amichevole» dell’anno si fronteggiano invece big del Giallo e big della Fantascienza. Tuttavia, se si pensa che Edgar Allan Poe è da molti considerato il padre degli uni e degli altri, il concetto di «amichevole» è giustificato. E poi, il filo conduttore di questa partita, è veramente d’eccezione: il Delitto. Sotto forma di futuro e di passato, di suspense e di brivido, di humor e di nero. Più che al singolare, Delitti al plurale. E, come tutti i capolavori che si rispettino, si tratta di Delitti senza tempo. Per rendere più avvincente la partita un’unica regola: l’inversione delle parti. I big del Giallo si cimentano nella Fantascienza, i big della FS si cimentano nel Giallo. La posta in gioco, come in tutte le «amichevoli», è simbolica ma importante: il consenso e l’applauso dei lettori.

Presentazione:

È più appassionante il Giallo o la Fantascienza? Il quesito è legittimo se si pensa che tutti e due questi generi letterari hanno incontrato negli ultimi anni un favore di pubblico davvero invidiabile. Rispondere alla domanda tuttavia non è facile. Anche perché le statistiche e le indagini di mercato affermano in modo categorico che gli appassionati di Gialli abitano al di qua del muro, gli appassionati di Fantascienza «orbitano» al di là: cioè chi legge Gialli non legge Fantascienza, e viceversa. Io credo alle indagini di mercato, per carità, ma sono anche un tangibile e vivente esempio che queste indagini non hanno nessuna considerazione per il sottoscritto. Da anni infatti leggo Gialli e Fantascienza, da anni mi occupo professionalmente di Gialli e Fantascienza. Possibile che sia il solo? E a forza di sentirmi un po’ come una specie di ultimo uomo rimasto sulla faccia della Terra, ho deciso di andare alla ricerca di qualche compagno di «sventura». Devo dire la verità: dopo le prime ricerche, mi sono sentito subito in ottima compagnia. Infatti, scartabellando tra la produzione dei big del Giallo e della Fantascienza, ho scoperto che autori arcifamosi nell’un campo o nell’altro non hanno disdegnato di cimentarsi nell’ambito della concorrenza e, obiettivamente, hanno dato prova di essere sempre dei maestri. Così, Sir Arthur Conan Doyle, uno dei padri del Giallo, può essere considerato pure uno dei «padrini» della Fantascienza. Seguono a ruota Agatha Christie, Raymond Chandler, Cornell Woolrich, Erle Stanley Gardner, Donald E. Westlake. Nel campo della Fantascienza non sono stati da meno Fritz Leiber, Poul Anderson, Gordon R. Dickson, Robert Sheckley, Arthur C. Clarke, J.T. McIntosh. Alcuni autori poi non si sa nemmeno se definirli giallisti oppure scrittori di fantascienza. Isaac Asimov, per primo, con i suoi romanzi e con i suoi straordinari racconti pubblicati nell’«Ellery Queen’s Mystery Magazine», o Fredric Brown, forse l’autore di Fantascienza più famoso nel campo dei racconti brevi e che tuttavia ha scritto alcuni romanzi e racconti gialli d’eccezione. Ray Bradbury, autore dell’Uomo illustrato e di Cronache marziane, figura in questa antologia con un racconto giallo considerato universalmente una «gemma».
Possibile che con esempi di questo genere nel campo degli autori, non ci si possa aspettare che anche nel campo dei lettori accada un po’ lo stesso? Possibile che l’appassionato di Fantascienza non si entusiasmi mai per qualcosa di Giallo, e viceversa? Il dubbio rimane (che le statistiche sbaglino), e intanto facciamo correre in questa gara giallisti big e scrittori di Fantascienza big, alternando gli uni agli altri. Naturalmente tutti si cimenteranno nel campo opposto al quale di solito militano. Isaac Asimov si cimenterà addirittura nei due campi; non potevamo certo negare questa possibilità all’enciclopedico ed eclettico dottore scienziato. Lo stesso dicasi per Fredric Brown e per Ray Bradbury. Eccezioni e favoritismi (se giustificati) a volte sono permessi.
Che poi venga data una risposta al quesito se è più appassionante il Giallo o la Fantascienza importa poco. La speranza è che le future indagini di mercato non siano più tanto categoriche nei loro risultati.

Stefano Benvenuti

L’incipit del primo racconto:

Mio marito, Lancelot, legge sempre il giornale allora di colazione. La prima cosa che vedo di lui quando appare, è la sua faccia sottile e svagata, con quell’eterna espressione di rabbia e frustrazione, lievemente perplessa. Non mi saluta, e il giornale, accuratamente aperto e pronto per lui, sale a nascondere il suo viso.
Poi, vedo solo il suo braccio che compare da dietro il foglio per prendere un’altra tazza di caffè, in cui ho versato il solito cucchiaio raso di zucchero: la quantità giusta, né troppo né troppo poco, se non voglio ricevere un’occhiataccia.
Ormai la cosa non mi fa più soffrire. Se non altro, mi permette di mangiare con tranquillità.
Però, stamattina, all’improvviso, la pace è stata interrotta da una esclamazione di Lancelot:
«Accidenti! Quello stupido di Paul Farber è morto. Di un colpo!»
Ricordavo a malapena il nome. Lancelot ne aveva parlato di tanto in tanto, e io sapèvo che era un collega, un altro fisico teorico. Dall’irritazione che cera nell’epiteto di mio marito, capii che doveva quasi sicuramente trattarsi di un uomo in qualche modo famoso, che doveva aver raggiunto quel successo che era mancato a Lancelot.
Mise giù il giornale e mi fissò con stizza. «Perché, poi, riempiono i necrologi con queste balle?» domandò. «Ne parlano come se fosse un secondo Einstein, e solo perché è morto di un colpo.»

L.

– Ultimi post simili:

Annunci