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Numero de “Il Giallo Mondadori” dell’epoca della direzione di Alberto Tedeschi.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

704. L’eredità che scotta (Dead Man’s Tale, 1961) di Ellery Queen [29 luglio 1962] Traduzione di Marilena Damiani
Inoltre contiene i saggi:
[Finché morte lo colga] Asia, di Laura Grimaldi
Dietro le sbarre, di James V. Bennett
[Riflettori Gialli] Rapina a nave armata, di Carlo Rossi Fantonetti
Inoltre contiene i racconti:
Ragazza pericolosa (Born for Trouble, da “EQMM“, maggio 1962) di Pierre Audemars
La mano deforme (The Thumbless Man, da “EQMM“, dicembre 1961) di Charles B. Child

La trama:

Quando Barney Street era in Olanda, durante la seconda guerra mondiale, la sua vita era stata salvata da un soldato tedesco. Ora Barney è morto, e il suo patrimonio ammonta a due milioni di dollari. Ma nel testamento, Barney ha lasciato tutta la sua sostanza a Hacha, il soldato tedesco che gli aveva salvato la vita. La moglie di Barney, Estelle, vuole quel denaro. Se Hacha fosse morto, ne entrerebbe in possesso. Altrimenti?… Perciò manda Steve Longacre in Europa. Steve, che era stato un tempo tirapiedi di Barney, si porta dietro il fratello minore Andy. Insieme, si mettono sulle tracce di Hacha, dall’Olanda alla Svizzera, da Vienna a Praga. Una caccia all’uomo attraverso molti Stati, una caccia che non può finire che in un modo: con la morte del fortunato erede della fortuna di Bainey.

L’incipit:

Steve Longacre sbucò con la convertibile da Neck Road e infilò dolcemente il lungo viale.
Alzò gli occhi a guardare il cielo e quasi si stupì nel vederlo cosi limpido attorno allo smagliante sole primaverile. Lui però rabbrividì.
Guidando quasi a passo d’uomo, percorse i tre o quattrocento metri di viale che portavano al cancello, poi frenò e batté un paio di volte sul clacson.
Quasi subito sentì i passi del solito comitato di ricevimento. Infatti Pete Taurasi sbucò da dietro la siepe in compagnia dei feroci dobermann, specie di assassini in nero e marrone che avanzavano attaccati all’estremità dei solidi guinzagli a catena.
– Il signor Longacre! – esclamò Pete con calorosa cordialità.
– Come va, Pete? – s’informò Steve, tenendo d’occhio i cani.
– Come al solito – disse Pete, e diede uno strattone ai guinzagli costringendo i due dobermann ad accovacciarsi. Le bestie sedettero a terra con gli occhi fissi su Steve. – Voi avete un magnifico aspetto!
– Lo sai, Pete, io sono una specie di gatto dalle sette vite!
Pete Taurasi rise mettendo in mostra i denti anneriti. “Il buon vecchio Pete!” pensò Steve. “Col suo soffio al cuore e le scarpe sempre inzaccherate dalle zampe dei cani!”
– Non nominate i gatti quando ci sono questi due, signor Longacrel – disse Pete. – Possono prendersela a male! – Poi apri il cancello e tirò indietro i dobermann. – Andate pure su. Vi sta aspettando.
La trasformabile imboccò il viale circolare schizzando intorno ghiaia.
Alle sue spalle, Steve sentì Taurasi ridere ancora.

L.

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