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Numero de “Il Giallo Mondadori” dell’epoca della direzione di Alberto Tedeschi.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

839. Peso morto [Gridley Nelson] (Dead Weigh, 1962) di Ruth Fenisong [28 febbraio 1965] Traduzione di Micaela De Pastrovic
Inoltre contiene i saggi:
[Le armi nel tempo] La capsula a percussione (undicesima puntata), di Gian Franco Orsi e Arnaldo Piero Carpi
Inoltre contiene il racconto:
Il genio galeotto (A Stroke of Genius, da “EQMM“, febbraio 1965) di Victor Canning

La trama:

Mike Carmody si è fatto una solida posizione fondando un Istituto d’igiene fisica che promette di ridare la «linea» alle signore che l’hanno perduta. Le clienti che pendono dalle sue labbra, la moglie bella e fidata, la segretaria che è una bambola arrendevole… tutto contribuisce a rendergli la vita facile. Ma Carmody ha un passato «scomodo» che toma a galla nella persona di un fratellastro, Vance, il quale ricompare, dopo anni di lontananza. Il suo ritorno coincide con la morte misteriosa di una cliente dell’istituto Carmody, con un furto di gioielli e con un grave episodio di pirateria della strada. Carmody, con l’acqua alla gola, scappa, lasciando il Capitano Gridley Nelson della Polizia in un grave dilemma. Sarebbe troppo comodo adagiarsi sulla prova indiretta costituita dalla fuga dell’indiziato numero uno, e Gridley continua pazientemente le indagini, per giungere a una soluzione imprevista che lo lascerà profondamente turbato, anche se, nella sua non breve carriera, gli è accaduto d’imbattersi in ogni sorta di delitti.

L’incipit:

Era il solo, nell’ascensore, a salire sino all’attico. Arrivato nell’elegante ingresso dell’“Istituto Carmody”, si diresse con disinvolta noncuranza, attraverso quella specie di mare calmo e carico di miraggi, verso l’isola dell’impiegata addetta a ricevere i clienti.
Seduta dietro la scrivania, la ragazza lo guardò avanzare; le ricordava il tipo d’uomo che s’incontra in tutti i luoghi alla moda, nei quali, naturalmente, non era mai stata. Però, nei rotocalchi, ne aveva visto il sosia fotografato in calzoncini da bagno e con occhiali da sole, oppure in pantaloni di flanella e giacca di cachemire.
Osservò che le lenti degli occhiali pesantemente cerchiati, posati sul naso aristocratico dell’uomo, non erano affatto colorate, ma i capelli brizzolati alle tempie e la perfetta abbronzatura compensavano, a suo giudizio, tale manchevolezza. Un momento prima era occupata in pensieri tutt’altro che casti nei riguardi del suo principale, ma ora… Per non dover accusarsi di leggerezza, assunse il tono riservato ai rappresentanti di commercio.
– Il signore desidera?
Gli occhiali cerchiati pesantemente gli conferivano un’espressione scrutatrice. Non vi era dubbio: l’uomo la studiava. Lei si passò una mano fra i capelli biondi, mettendo in mostra le unghie dallo smalto iridescente, ma la domanda: “Che cosa fate questa sera?”, che sembrava implicita in quello sguardo, non venne.
– Desidero vedere il signor Carmody – disse l’uomo tranquillamente.
Senza volerlo, la ragazza imitò quella perfetta dizione.
– Temo che sia davvero impossibile a quest’ora. Il signor Carmody ha dato ordini precisi di non disturbarlo, durante le lezioni.
Lo sconosciuto abbozzò un sorriso e lei si chiese che cosa poteva aver detto di tanto divertente e perché, poi, un uomo come quello dovesse cercare Carmody. Forse, il marito di una delle “capre”? Sembrava di no; infatti, i pochi che chiedevano delle loro mogli, lo portavano scritto in fronte, che erano dei tonti. A ogni buon conto, aggiunse:
– Lasciatemi il vostro biglietto da visita, oppure telefonate fra l’una e le tre, per un appuntamento.

L.

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