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Titolo d’annata de “Il Giallo Mondadori“, nell’epoca di Oreste del Buono.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1604. Chi è Simon Warwick? [Ispettore Tibbett 15] (Who is Simon Warwick?, 1978) di Patricia Moyes [28 ottobre 1979] Traduzione di Luciana Crepax
Inoltre contiene il racconto:
Senza domani (No Tomorrow, da “EQMM“, giugno 1978) di Florence V. Mayberry

La trama:

Tra un patrimonio considerevole e un erede inafferrabile si fanno strada truffatori d’ogni specie: scaltri, cinici, disperati, qualcuno così ingenuo da essere onesto, qualche altro così spietato da considerare l’omicidio come la regola del gioco. Un intrico di miserie, passioni e crudeltà in cui non è facile ai personaggi positivi della storia riuscire a veder chiaro: Henry Tibbett, il poliziotto intelligente e sensibile che si emoziona ancora di fronte a un caso di morte violenta, i suoi collaboratori, efficienti e modesti, e qualche donna, generosa, equilibrata, rassegnata… Ma chi è Simon Warwick, l’erede? E soprattutto esiste davvero?

L’incipit:

Pioveva, quella sera di novembre, a Londra. Le strade, nastri di raso nero, riflettevano i cerchi tremolanti della luce dei lampioni e i raggi incrociati, dritti come spade, dei fari delle automobili. Dietro Belgrave Square, qualche passante si affrettava verso casa riparandosi sotto l’ombrello; altri, più eleganti, vestiti di scuro, cercavano di fermare un tassì mentre le signore aspettavano rabbrividendo sotto i porticati neoclassici. Le automobili, come gatti nel buio, avanzavano incerte attraverso la pioggia sull’asfalto scivoloso.
Ambrose Quince guardava la strada davanti a sé, attraverso il movimento regolare dei tergicristallo e pensava al suo salotto di Ealing, caldo e tranquillo, a un whisky e soda profumato e corroborante e a sua moglie Rosalie, morbida e bella nella sua vestaglia di seta, rannicchiata a piedi nudi davanti al fuoco. Avrebbe potuto essere già a casa da un’ora ma, mentre stava per uscire dallo studio, era squillato il telefono. La signorina Benedict gli aveva passato l’ufficio di Lord Charlton e, poco dopo, da una perentoria voce maschile, Ambrose aveva appreso che Lord Charlton lo aspettava alle otto e mezza per una questione relativa al proprio testamento. Portasse quindi il documento con sé.
Può, onestamente, un legale ormai più vicino ai quaranta che ai trenta, con una situazione professionale media, avere qualche esitazione se un cliente importante, anzi l’unico veramente importante, richiede la sua presenza alle otto e mezza di una sera di novembre? Gli conviene andare, sia pure di malavoglia, e infatti Ambrose sapeva benissimo di essere fortunato a potersi occupare di una parte anche piccola del grosso giro d’affari di Lord Charlton. Era stato un gesto sentimentale da parte del vecchio affidarsi a lui, in memoria del tempo in cui il padre e i tre zii di Ambrose avevano costituito lo studio legale Quince, Quince, Quince e Quince, e Sua Signoria era ancora semplicemente Alexander Warwick, un giovane uomo d’affari ambizioso, con un buon capitale di idee poco ortodosse.

L.

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