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Presa su eBay, in offerta, una delle antologie stagionali de “Il Giallo Mondadori” (Mondadori) dell’epoca in cui si chiamavano “SuperGiallo“.

La scheda di Uruk:

3. SuperGiallo Mondadori presenta Le anime del diavolo di James Hadley Chase (luglio 1995)
L’assicurazione è chiamata a pagare [Steve Harmas 1] (The Double Shuffle, 1952) – Traduzione di Bruno Just Lazzari
• TRAMA: Susan Gellert è una procace ballerina che si guadagna da vivere esibendosi in locali di quart’ordine avvolta in un serpente di quasi due metri. Niente di particolarmente originale per Hollywood, l’unica stranezza del numero è la favolosa assicurazione sulla vita della ragazza: oltre un milione di dollari. Così, quando Susan muore misteriosamente, l’assicurazione, costretta a pagare, inizia a sospettare qualcosa di molto losco.
I colpevoli hanno paura (The Guilty Are Afraid, 1957) – Traduzione di Alberto Tedeschi
• TRAMA: Dave Calvin è molto apprezzato dai suoi superiori, tanto che questi gli hanno offerto di dirigere una filiale della Federai Bank. Quello però che tutti ignorano è che Calvin, sotto il suo aspetto di irreprensibile funzionario, nasconde una forte passione per il crimine e le imprese pericolose.
L’anima del diavolo (I Would Rather Stay Poor, 1962) – Traduzione di Bruno Just Lazzari
• TRAMA: Brandom e Sheppey, investigatori privati, vengono chiamati ad occuparsi di un caso a Saint Raphael City, una lussuosa località balneare sull’oceano, ma, mentre Brandom è intento a rifarsi gli occhi sulle ragazze seminude che affollano la spiaggia, qualcuno gli uccide il socio infilzandolo con un rampone. L’assassino, però, chiunque sia, non avrà vita facile; Brandom, infatti, ha giurato di fargliela pagare. Tre formidabili romanzi d’azione nella miglior tradizione “hard-boiled”, un viaggio mozzafiato nel cuore selvaggio di un’America sconvolta da violenza, avidità e sinistre passioni.

L’incipit de “L’assicurazione è chiamata a pagare”:

La voce dura e stridula di Maddux che abbaia nell’interfono piazzato sulla mia scrivania mi sveglia di soprassalto e per poco non mi rompo l’osso del collo.
— Ho bisogno di voi, Harmas!
Tolgo in fretta i piedi da sopra la scrivania e, volendo arrivare al pulsante dell’interfono, rovescio l’altro telefono.
— Arrivo — rispondo cercando di sembrare meno intontito di quanto sono. — Fra un istante!
L’apparecchio brontola, poi ammutolisce.
Attendo un istante per recuperare un po’. La siesta dopo la colazione è, evidentemente, degenerata in un profondo sonno. Alla fine, sbadigliando, spingo indietro la poltrona e faccio alcuni passi barcollanti verso il recipiente d’acqua potabile. A guisa di penitenza, bevo un fondo di bicchiere e mi avvio verso l’ufficio di Maddux.
Maddux non solo è il capo ufficio del contenzioso e il mio principale, ma è anche l’assessore più scaltro della corporazione, e ciò significa molto in questo racket delle assicurazioni in cui la gente si divora a vicenda. Io ho la disgrazia di essere uno dei suoi investigatori. Il mio compito è per lo più di controllare la posizione dei clienti presentati da nostri agenti e giudicati dubbi da Maddux. E, dato che lui sospetta persino della sua ombra, io ho un bel daffare.
Tre anni fa ho sposato la miglior segretaria che lui abbia mai avuto, e non me l’ha perdonato. Se Helen avesse continuato a lavorare con lui dopo avermi sposato, forse avrebbe dimenticato l’offesa, ma lei è dell’idea che le donne sposate non devono lavorare. Ho un bel pensare, io, che due stipendi sono meglio di uno, lei ha piantato in asso Maddux nel preciso istante in cui le hanno consegnato il certificato di matrimonio.

L’incipit de “I colpevoli hanno paura”:

La prima cosa che attirò il mio sguardo, fuori della stazione di Saint Raphael City, fu una bionda in bikini, con un cappellone che non finiva più e con gli occhiali neri che parevano due ciambelle. Aveva un corpo – e ce n’era una bella superficie in mostra – di raso dorato. Se l’avesse disegnato il famoso Varga, ne sarebbe stato fierissimo.
Stava salendo, calma calma, su una berlina Cadillac, e intanto gli uomini soli si lustravano la vista.
Mi lustrai la vista anch’io.
La bionda si accomodò per bene al volante e girò uno sguardo sdegnoso sui propri sudditi. Mentre si avviava, mi vide e sogghignò apertamente.
Il facchino che mi portava il bagaglio mi diede una gomitata.
— Giovanotto, questo è ancora niente. Vedrete sulla spiaggia! Volete un tassì?
— Ce ne sono molte, come quella? — domandai imbambolato. — Al mio paese, metterebbero dentro una che mostrasse tanto di se stessa.
— Qui ce n’è un mucchio. Siamo a Saint Raphael City. Tutto è permesso, da queste parti. Ma non fatevi illusioni. Più roba mettono in ‘nostra, meno mollano. Quattrini ci vogliono, e tanti. Volete un tassì?
Gli dissi che lo volevo e tirai fuori il fazzoletto per asciugarmi la Ironie.
La città aveva un aspetto prosperoso. Le macchine di lusso non si contavano. Proteso in avanti, sull’auto che mi portava all’Adelphi Hotel, guardavo dal finestrino le donne, quasi tutte in succinti costumi da bagno o in prendisole. Le più grasse erano in calzoncini.

L’incipit de “L’anima del diavolo”:

Henry Marthy, direttore della Banca Federale di San Francisco, schiacciò un pulsante dell’interfono.
— Calvin — rispose una voce, nell’apparecchio.
— Volete venire un momento da me, Dave?
— Subito, signore.
Marthy fece scattare il pulsante, prese una sigaretta e l’accese. Mentre posava l’accendino sulla scrivania, Dave Calvin entrò.
— Sedetevi, Dave — disse Marthy.
Calvin s’avvicinò a una poltrona. Marthy lo osservò con aria pensosa e leggermente perplessa, come faceva tutte le volte che lo vedeva nel suo ufficio.
Calvin era per lui una specie di enigma. Nonostante i diciassette anni di collaborazione, non sapeva nulla della vita privata e dei pensieri del suo subalterno. E questo gli dava fastidio, perché sapeva tutto, o 4uasi, sul conto degli altri impiegati, anche se erano entrati in banca molto tempo dopo Calvin. Marthy cominciava a chiedersi se la personalità di quell’uomo non fosse molto più complessa di quanto sembraVa. In fatto di psicologia, lui era conservatore e diffidava delle cose e degli esseri complessi.
Calvin aveva trentotto anni, capelli di un biondo vivo e occhi azzurri dallo sguardo sereno e acuto nello stesso tempo. Il volto piacevole, ma un po’ troppo pieno, gli dava l’aria di uno che lavora all’aperto. Il suo largo sorriso e la sua disinvoltura gli procuravano numerosi amici. Era uno dei soci più quotati del Country Club, ottimo giocatore di golf e di tennis, e nuotatore provetto. Anche in guerra, si era comportato molto bene.

L’autore:

James Hadley Chase, pseudonimo di René Raymond, nato a Londra nel 1906 e recentemente scomparso, pur essendo inglese deve essere inserito nella migliore tradizione del giallo d’azione americano iniziata con Dashiell Hammett e proseguita con Chandler e Spillane.

L.

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