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Il 30 gennaio 2018 la britannica Titan Books ristampa in cartaceo e digitale uno storico volume (inedito in Italia) della sua collana di apocrifi The Further Adventures of Sherlock Holmes, firmato da Carole Buggé, già autrice di un’altra “nuova avventura” di Holmes: The Star of India (1998).

La scheda di Uruk:

The Haunting of Torre Abbey (2000) di Carole Buggé [23 gennaio 2018]

La trama:

Sherlock Holmes riceve una richiesta d’aiuto da parte di Lord Cary, la cui magione di famiglia – Torre Abbey – è apparentemente infestata da fantasmi. Sebbene rimanga scettico, Holmes crede che i Cary siano in pericolo, timore che si rivela terribilmente giustificato quando un membro della famiglia muore misteriosamente. Mentre divengono più frequenti strane vsioni e spaventose apparizioni, Holmes e Watson devono scoprire i segreti di quella magione, se vogliono sperare di proteggere i membri superstiti della famiglia.

L’incipit (traduzione mia):

«Watson, lei crede nei fantasmi?»
Ero abituato alle strane esternazioni del mio amico Sherlock Holmes, ma questa mi colse alla sprovvista. In un nebbioso pomeriggio d’ottobre, seduti davanti ad un fuoco ardente nel nostro salotto al 221B di Baker Street, niente era più lontano dalla mia mente come i fantasmi.
Prima di rispondere sorseggiai un po’ dell’unico spirito di cui mi stessi occupando al momento, nel particolare un buon bicchiere di Montrachet del 1982. Era un ottimo tonico contro la pioggia che picchettava fuori dalla nostra finestra e pizzicava le guance delle povere anime che avevano la sfortuna di essere fuori durante questa terribile notte.
Io non avevo intenzione di muovermi: dopo due settimane di lavoro particolarmente duro ero a pezzi. Un’epidemia di influenza precoce mi aveva costretto a lunghe ore e giorni di pratica, ed ora che l’epidemia dava segni di essere passata avevo lasciato per qualche giorno i miei strumenti di medico nelle capaci mani del mio assistente, il dottor McKinney. Non era stato facile trovare un taxi sotto la pioggia, così sono arrivato a Baker Street fradicio fino all’osso. Ora, comunque, la combinazione di caminetto e vino rosso stava riportando in vita tanto il corpo quanto lo spirito.
«Perché me lo chiede?» replicai alla strana domanda del mio amico.
Holmes abbandonò una mano oltre il divano, dove giaceva disteso indossando la sua vestaglia color topo. Era in una di quelle modalità languide in cui spesso si lasciava andare fra un caso e l’altro. Il salotto era in uno stato pietoso: il suo tavolo da laboratorio dall’altra parte della stanza era pieno di polvere, mentre resti della colazione e del pranzo giacevano scompostamente sul tavolo dall’altra parte. Holmes era circondato da vecchi giornali, sparsi ovunque come foglie morte. Quando non lavorava ad un caso, divorava i quotidiani alla ricerca di “crimini interessanti”: cioè qualsiasi cosa fuori dall’ordinario su cui potesse indirizzare la sua attenzione senza sosta.
«Perché Lord Charles Cary sembra pensare di essere infestato», rispose. Al che estrasse una lettera dalla sua veste da camera e me la porse.
Mi sporsi e la afferrai. Era una carta ricca, color avorio, di alta qualità, e la filigrana mostrava chiaramente la stampa della migliore cartoleria di Londra.
«Cosa ne pensa, Watson?»
La scrittura proveniva chiaramente da una mano maschile. «Un uomo», dissi, «dal carattere forte.»
«Sarebbe così gentile da leggerla ad alta voce?» mi interruppe Holmes, fumando del tabacco. «Mi darà la possibilità di capire se ho perso qualche particolare durante la prima lettura.»
Sapevo che era un’eventualità davvero remota, ma mi accinsi a leggere ad alta voce la lettera per lui.

L.

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