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La Longanesi porta in libreria un grande thriller.

La scheda di Uruk:

Fiori sopra l’inferno (2018) di Ilaria Tuti [gennaio 2018]

La trama:

«Tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, giù nell’orrido che conduce al torrente, tra le pozze d’acqua smeraldo che profuma di ghiaccio, qualcosa si nasconde. Me lo dicono le tracce di sangue, me lo dice l’esperienza: è successo, ma potrebbe risuccedere. Questo è solo l’inizio. Qualcosa di sconvolgente è accaduto, tra queste montagne. Qualcosa che richiede tutta la mia abilità investigativa. Sono un commissario di polizia specializzato in profiling e ogni giorno cammino sopra l’inferno. Non è la pistola, non è la divisa: è la mia mente la vera arma. Ma proprio lei mi sta tradendo. Non il corpo acciaccato dall’età che avanza, non il mio cuore tormentato. La mia lucidità è a rischio, e questo significa che lo è anche l’indagine. Mi chiamo Teresa Battaglia, ho un segreto che non oso confessare nemmeno a me stessa, e per la prima volta nella vita ho paura.»
Questo non è soltanto l’esordio di una scrittrice di grandissimo talento. Non è soltanto un thriller dal ritmo implacabile e dall’ambientazione suggestiva. Questo è il debutto di una protagonista indimenticabile per la sua straordinaria umanità, il suo spirito indomito, la sua rabbia e la sua tenerezza.

L’incipit:

Il corvo giaceva a lato del sentiero, le piume dai riflessi violacei in disordine e il becco spalancato. Una macchia di sangue aveva impregnato la terra sotto il ventre gonfio, ma era già secca nonostante l’umidita` del pomeriggio.
Chissà da quanto tempo la bestiola era lì, un occhio vitreo puntato sul cielo che prometteva neve, l’altro perso chissà dove.
Mathias lo osservava da un po’, piegato sulle ginocchia. Si era chiesto se le pulci avessero abbandonato il corpo non appena il cuore aveva cessato di battere. Un giorno lo aveva sentito dire a un cacciatore e quel particolare lo aveva tormentato a lungo. Lo trovava impressionante e affascinante al tempo stesso.
Toccò il corvo con la punta di un dito. Era un esemplare vecchio. Lo capì dal becco, nudo e bianco. Le zampette erano rigide, gli artigli robusti afferravano il nulla.
Si pulì subito il guanto sui pantaloni. Se lo avesse saputo suo padre, gli avrebbe mollato un ceffone. L’aveva sorpreso più volte a osservare le carcasse dei piccoli animali che trovava in giardino o nella pineta dietro casa e lo aveva rimproverato, usando una parola che Mathias non conosceva, ma che faceva pensare a qualcosa di brutto. Ne aveva cercato il significato nel dizionario. Non la ricordava, ma aveva a che fare con la pazzia.

L’autrice:

Ilaria Tuti vive a Gemona del Friuli, in provincia di Udine. Da ragazzina voleva fare la fotografa, ma ha studiato Economia. Ama il mare, ma vive in montagna. Appassionata di pittura, nel tempo libero ha fatto l’illustratrice per una piccola casa editrice. Ama i romanzi di Donato Carrisi. Nel 2014 ha vinto il Premio Gran Giallo Città di Cattolica.

L.