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La Adelphi porta in libreria le prime quattro indagini di un irresistibile detective dilettante.

La scheda di Uruk:

Il fiuto del dottor Jean e altri racconti (2018) di Georges Simenon [3 aprile 2018] Traduzione di Marina Di Leo
Il fiuto del dottor Jean (Le flair du petit docteur, pubblicato originariamente con il titolo Rendez-vous avec un mort su “Police-Roman”, 3 novembre 1939)
La signorina in azzurro pallido (La demoiselle en bleu pâle, da “Police-Roman”, 24 novembre 1939)
Una donna gettò un grido (Une femme a crié, da “Police-Roman”, 15 dicembre 1939)
Il fantasma del signor Marbe (Le fantôme de M. Marbe, da “Police-Roman”, 5 gennaio 1940)

La trama:

Il 1938 è per Simenon un anno fausto: pubblica, da Gallimard, dieci romanzi e due raccolte di novelle, nonché, nella collana «Police-Film», dieci nuove inchieste di Maigret (che pure, nel 1934, aveva deciso di mandare in pensione). Nel frattempo, mentre ristruttura una casa a Nieul-sur-Mer, nella Charente-Maritime, non smette di produrre a un ritmo infernale: «non romanzi, che avrebbero richiesto troppa concentrazione, ma racconti di una cinquantina di pagine, uno al giorno». Tra gli altri, nel corso del solo mese di maggio, ne scrive tredici dedicati al dottor Jean Dollent: un giovane medico di campagna che, per la sua statura non imponente, ma soprattutto perché è una persona semplice e gentile, i pazienti chiamano familiarmente «il dottor Jean», o anche solo «il dottorino». Irruente, competitivo ed entusiasta (nonché sensibile al fascino femminile e incline all’innamoramento), il dottorino scopre di possedere notevoli capacità investigative, di essere «un risolutore di enigmi umani» – simile, in questo, al commissario Maigret, e come lui pronto a mettersi nella pelle degli altri, a «vederli muoversi nel loro ambiente». Con Jean Dollent, Simenon ci regala un personaggio non meno accattivante dei componenti dell’Agenzia O – un personaggio capace di conquistarci al primo incontro.

L’incipit:

«Pronto! È lei, dottore?… Pronto!… No, signorina, non mi tolga la linea…».
La voce all’altro capo del filo era ansiosa. Il dottor Dollent, invece, era appena tornato dal suo giro di visite e annusava con avidità il profumo di spezzatino di montone che aleggiava in casa. Fuori c’era un caldo torrido. Ma dentro, con le persiane chiuse, regnava una penombra deliziosamente fresca.
«Dottore, mi ascolti… La chiamo dalla Maison-Basse… Deve venire subito…».
«La sua amica sta male?» chiese il medico.
«Presto!… Conto su di lei… Non c’è un minuto da perdere!…».
«Devo por…».
Stava per chiedere se doveva portare la valigetta del pronto soccorso, o qualche farmaco particolare, ma l’altro aveva già riattaccato. Il dottore teneva gli occhi puntati sull’orologio della sala da pranzo, anche se il suo era il tipico sguardo un po’ assente di chi è al telefono.
Forza!… Si accese una sigaretta… Dischiuse la porta della cucina e annunciò che non sarebbe rientrato prima di una mezz’ora… La sua automobile biposto era parcheggiata sotto il sole a picco, e i sedili scottavano…
Solo mentre usciva dal centro abitato e si dirigeva verso la palude, lungo la strada costeggiata da fossi, senza un filo d’ombra, il dottore aggrottò la fronte e, immerso com’era nei suoi pensieri, rischiò di andare a sbattere contro un carretto di fieno.

L.

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