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Titolo d’annata de “Il Giallo Mondadori“, nell’epoca di Alberto Tedeschi.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1578. Scorciatoia per l’obitorio [Paul Shaw 1] (The Falling Man, 1970) di Mark Sadler (pseudonimo di Dennis Lynds) [29 aprile 1979] Traduzione di Diana Fonticoli
Inoltre contiene il racconto:
L’ultimo colpo (Revival in Eastport, da “EQMM“, febbraio 1979) di Jon L. Breen

La trama:

«… prima che lui potesse prendere di nuovo la mira, gli arrivai addosso come un ariete, con i miei ottanta chili abbondanti… La pistola gli sfuggì di mano. Lui, catapultato all’indietro, volò letteralmente dalla finestra… Il suo urlo lacerante si spense in quell’abisso di sette piani. Ero impietrito. Solo, nell’ufficio silenzioso, con quell’urlo ancora nelle orecchie; rivivevo gli ultimi tragici momenti…» Sul piano legale, la legittima difesa non si discute, ma Paul Shaw, un investigatore coscienzioso, non si capacita di aver potuto uccidere un ragazzo mai visto né conosciuto. Che cosa cercava nel suo ufficio? E per conto di chi? Shaw comincia a indagare. Non avrà pace finché non avrà scoperto che cosa gli ha fatto commettere un assurdo omicidio. Il «sentiero di guerra» lo porta nel cuore del Greenwich Village, in una città universitaria, in un piccolo centro industriale, per sfociare in una girandola di violenza che sembra non avere né senso né fine…

L’incipit:

Passai dall’ufficio, quella fredda sera di novembre, solo perché il giorno dopo, domenica, intendevo farvi un salto sul tardi, sempre che ne avessi avuto tempo. Ero stato assente una settimana, e durante il viaggio in aereo da Los Angeles, non avevo fatto altro che sognare una lunga mattinata a letto con Maureen.
L’aereo atterrò a New York all’imbrunire; saltai in macchina e mi diressi verso Manhattan. Maureen aveva due biglietti per il teatro, ma avevo tutto il tempo di portare in ufficio il rapporto registrato su nastro del caso che Dick De laney aveva appena chiuso a Los Angeles, con qualche aiuto da parte mia. John Thayer, il nostro socio più anziano, non era il tipo capace di aspettare pazientemente il lunedì, per ascoltare la registrazione.
Il corridoio che portava al nostro ufficio mi rammentò, come sempre, una tomba egizia. Dovevano essere proprio così: lisce, silenziose, prive di finestre ma illuminate come per magia da un’invisibile fonte di luce. Nel corridoio si aprivano due file di porte tinteggiate dello stesso verde chiaro delle pareti e del soffitto. Anche le scritte sulle porte erano identiche: piccole, in lettere d’acciaio cromato.
Sulla porta accanto alla nostra, si leggeva: «J. Bradley Gault, Investimenti». La nostra scritta annunciava: «Thayer, Shaw e Delaney, Investigazioni».
«Siamo uomini d’affari, Paul » non si stancava di ripetermi John Thayer, il nostro socio. « I battenti d’ottone sulla porta e le bottiglie di liquore nel cassetto non sono più di moda. Qui siamo in Madison Avenue, non in una stradina di periferia. Cento volte meglio il lusso dello spazio.»
Abbiamo due uffici privati, due nicchie per le segretarie nell’ingresso, e una sala d’attesa spaziosa, arredata senza economia. I mobili sono moderni, danesi, e le segretarie bionde, finlandesi. Devo ammettere che la messa in scena funziona. I clienti che entrano rigidi e diffidenti, aspettandosi sputacchiere e puzza di sudore, sospirano di sollievo quando vedono un ufficio arredato come quello in cui hanno trascorso la maggior parte della loro vita.

L.

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