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La Piemme porta in libreria una nuova indagine per il detective Jonathan Stride.

La scheda di Uruk:

Il giorno più buio [Jonathan Stride 8] (Marathon, 2017) di Brian Freeman [10 aprile 2018] Traduzione di Alfredo Colitto

La trama:

Non sempre l’apparente tranquillità di Duluth, la cittadina del Minnesota immersa nella nebbia in cui il detective Jonathan Stride ha vissuto tutta la sua vita, corrisponde alla realtà. Specie nel giorno più atteso, quello della maratona cittadina, che riserva sempre qualche sorpresa. Ci sono più nubi del previsto, quella mattina piovosa di giugno in cui la folla si raduna per guardare i maratoneti esausti che tagliano il traguardo. Anche Stride è tra loro, in attesa del passaggio di sua moglie, Serena, tra i corridori. Ma lui è un poliziotto, e sa bene che un’occasione come questa non è fatta per rilassarsi. E non solo perché tutti gli abitanti della cittadina sulle rive del Lago Superiore sono in strada. C’è anche Dawn Basch a correre la maratona di Duluth: una donna che deve la sua enorme popolarità alle idee razziste e islamofobe di cui da tempo si è fatta portavoce, sfruttando i media per la sua propaganda demagogica. E Dawn Basch è sinonimo di guai. Ma quando, con la corsa ancora in pieno svolgimento, Stride riceve la segnalazione dalla collega Maggie, che lo avvisa di uno zaino sospetto, lui sa che la vera gara è appena cominciata. Perché quella che inizia con una caccia all’uomo, con gli echi sinistri dell’attentato della maratona di Boston a complicare le cose, si rivelerà qualcosa di molto diverso e ancora più grosso, che metterà a dura prova Jonathan Stride e la sua squadra.
Forse il caso più complesso e avvincente del detective Stride, Il giorno più buio è una corsa concitata verso un finale spettacolare. Una lettura che vi lascerà senza fiato, da uno dei maggiori autori di genere degli ultimi anni.

L’incipit:

Lo zainetto è orgogliosamente “made in USA”.
È in tela blu, abbastanza robusta da resistere al ghiaccio e alla neve del Minnesota. È del tipo che puoi portare dappertutto: al college, in ufficio, o in un’escursione in montagna. In una città come Duluth, fatta apposta per la vita all’aria aperta, centinaia di persone hanno uno zainetto come quello.
Da fuori, sembra uguale a tutti gli altri.
Da fuori, non si vedono gli oltre venti chili di acciaio, schegge e chiodi, polvere nera e cavi elettrici, stipati in una pentola a pressione da otto litri.
L’odio da fuori non si vede, ma è quello il vero contenuto dello zainetto.
Alle 12.32 del terzo sabato di giugno, il giorno della maratona, un cellulare fissato con il nastro adesivo al manico della pentola, riceverà un segnale via radio.
Dopo, basterà una frazione di secondo. Una volta avviata, la procedura non può essere fermata.
È una questione di fisica elementare: il cellulare manda un impulso elettrico a un detonatore; il detonatore, collegato via cavo alla polvere da sparo dentro la pentola, scatena una reazione esplosiva.
I gas si espandono sotto pressione, finché la loro forza supera la capacità di tenuta dell’involucro.
La pentola esplode.

L’autore:

Brian Freeman è tra i maggiori autori di thriller americani e i suoi romanzi sono pubblicati in quarantasei paesi. Ha esordito con Immoral (Piemme, 2006), che ha vinto il Macavity Award come migliore opera prima. Con Il veleno nel sangue (Piemme, 2013) ha vinto gli International Thriller Awards per il miglior romanzo dell’anno. Tra i suoi più recenti thriller Io sono tornato (Piemme, 2015) e La ragazza di pietra, preceduto dalla short story Polvere alla polvere (Piemme, 2014) – questi ultimi con protagonista il suo personaggio più amato, il detective Jonathan Stride. In Italia, Freeman è stato molto apprezzato da Giorgio Faletti. Vive in Minnesota con la moglie.

L.

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